Opinioni

Con il no dell’Europa agli Usa l’Alleanza Atlantica vacilla

Il Vecchio Continente sta facendo di tutto per non essere trascinato in un conflitto che non ha né cercato né voluto, ma Trump sta esasperando i toni
Trump sempre più minaccioso nei confronti della Nato - Foto Ansa/Epa/Yuri Gripas © www.giornaledibrescia.it
Trump sempre più minaccioso nei confronti della Nato - Foto Ansa/Epa/Yuri Gripas © www.giornaledibrescia.it
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Chiede aiuto all’Europa, Donald Trump. Minacciando serie conseguenze per l’Alleanza Atlantica se questo aiuto – in forma di diretto impegno europeo nel garantire lo sminamento e l’apertura dello Stretto di Hormuz – non dovesse arrivare. Richiesta per il momento rigettata al mittente.

Perché di tutto l’Europa ha bisogno meno che di essere trascinata in un conflitto che non ha causato, cercato o voluto. È in una certa misura ironica, la richiesta del Presidente statunitense. Da quando è entrato in politica, e in modo ancor più accentuato in questa sua seconda esperienza presidenziale, ha reiteratamente attaccato e minacciato i partner europei degli Stati Uniti.

Alleati ingrati, avidi e opportunisti, secondo Trump. Beneficiari sia dell’onerosa protezione garantita loro da Washington sia dell’accesso a un mercato aperto e vorace come quello statunitense; ma indisposti a fare la loro parte, tanto sul versante della sicurezza quanto nel reciprocare l’apertura economica statunitense e, anzi, intenti a cercare di regolamentare e finanche sanzionare i giganti digitali americani che operano sul Vecchio Continente.

Alleati però deboli, vulnerabili e in ultimo subalterni, entro quella che rimane una relazione assai sbilanciata e asimmetrica, ritiene Trump. E quindi partner dipendenti dagli Usa, facilmente piegabili alle volontà statunitensi, siano esse la richiesta di spendere di più in difesa, di subire passivamente dei dazi o di rinunciare alle proprie politiche in materia di economia digitale. Anche questo spiega l’imperativa richiesta di Trump di dispiegare le dragamine di cui i Paesi europei dispongono per rimettere in sicurezza, e riaprire, Hormuz. 

Il fermo diniego europeo è facile da spiegare. Vi è il rischio, se non la certezza, che ciò li trascinerebbe nel conflitto, esponendoli a rappresaglie iraniane che si possono estendere anche ad azioni terroristiche sul loro suolo. E vi è – sottotraccia ma evidente – l’auspicio che la mancata realizzazione dei piani d’Israele e Stati Uniti possa indurre i secondi a dichiarare una sorta di vittoria e porre termine alla guerra. Facilitando così un graduale rientro dalla crisi e il contenimento di effetti globali, a partire dalla crescita del prezzo dell’energia, molto acuti ma che in quel caso sarebbero solo temporanei.

Non è una guerra dell’Europa, si diceva, questa. Ma è una guerra di cui l’Europa è una delle principali vittime, vista la sua dipendenza energetica già duramente colpita dal conflitto ucraino. Entrarvi – ragionano le principali cancellerie europee – vorrebbe dire solo peggiorare la situazione ed esporre ancor di più un Vecchio Continente che rivela ancora una volta tutta la sua strutturale vulnerabilità.

La domanda, inevitabile, è come reagirà Trump. La sua richiesta riflette una patente debolezza ed evidenzia quanto azzardato e improvvido sia stato l’attacco all’Iran. Ci dice però anche molto di come considera i partner europei e l’Alleanza Atlantica: soggetti a sovranità limitata, alle dipendenze degli Stati Uniti, e pertanto facilmente ricattabili. Il che, in parte, è vero, come tutta la diplomazia euro-statunitense dell’ultimo anno ha evidenziato.

Di leve per cercare di fare male all’Europa, gli Usa continuano ad averne diverse e Trump pare più che disposto a farne uso. Molto, se non tutto, dipenderà ovviamente dall’evoluzione del conflitto. Il cui protrarsi pare avvantaggiare l’Iran, e che mette però in difficoltà l’Europa, costretta una volta di più a dovere gestire sia i costi della guerra che le pressioni di Trump.

Mario Del Pero - Docente di Storia internazionale, Sciences Po Parigi

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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