L’Europa e la diplomazia della prevenzione nucleare

L’avvertimento era lì da un quarantennio abbondante: «la crisi mediorientale è pericolosa quanto, se non più, della bomba atomica». A pronunciarlo fu Giulio Andreotti, correva l’anno 1982. Una frase allora forse un po’ avventata, ma pienamente azzeccata per l’oggi. Ci dice quanto la situazione si sia deteriorata nei quattro decenni. Allora il «Paese canaglia» era l’Iraq di Saddam Hussein, mentre l’Iran di Khomeini veniva nascostamente aiutato da Israele nell’armarsi per respingere l’invasione del rais di Baghdad. Beninteso, la retorica contro «l’entità sionista» era già cominciata, sin dalla cacciata dello Shah, Reza Palhavi, ma arma non olent, si potrebbe dire parafrasando il famoso detto.
Grazie a quell’aiuto il regime si rafforzò negli anni, finendo con l’avviare quel programma nucleare volto a dotarsi della bomba atomica, non già per difendersi o dissuadere – come fu il caso della guerra fredda o quello attuale tra India e Pakistan – ma per eliminare Israele, del quale gli ayatollah mai hanno riconosciuto il diritto all’esistenza. Di qui, come corollario, il diritto a difendersi di Israele. L’offensiva scatenata contro l’Iran è, dunque, una guerra di de-nuclearizzazione. La prima della vicenda umana.
Durante il G7 ho avuto un incontro bilaterale con il Presidente degli Stati Uniti, @realDonaldTrump.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 17, 2025
Abbiamo discusso dei principali dossier internazionali, con particolare attenzione alla situazione in Iran e in Medio Oriente.
Abbiamo inoltre affrontato il tema delle relazioni… pic.twitter.com/yhaJAkmu1b
Nella prospettiva del diritto di Israele a difendersi, i governi di Parigi, Londra, Berlino, evitano sì di sostenere la manu militari, ma fanno appello alla manu diplomatica. Tramite i loro leader hanno espresso a Netanyahu solidarietà, e la cosa ha parzialmente corretto il deterioramento delle relazioni col premier israeliano per via della guerra di Gaza. «Israele ha il diritto di difendersi e l’Iran non dovrebbe sviluppare armi nucleari», ha dichiarato Friedrich Merz, cancelliere tedesco. Emmanuel Macron si è spinto ad assicurare la disponibilità francese a prender parte alle «operazioni di protezione e difesa, ma senza partecipare ad alcuna operazione offensiva. Perché non è questo il nostro ruolo. Il sostegno non è né incondizionato né illimitato». Sulla stessa linea Bruxelles. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen vede l’Iran come «la principale fonte di instabilità regionale». Poi è andata oltre: «Condanno fermamente l’attacco palese e ingiustificabile dell’Iran contro Israele. E invito l’Iran e i suoi alleati a cessarli immediatamente».
Veniamo all’Italia. Tanto Giorgia Meloni quanto Antonio Tajani insistono sulle necessità di una de-escalation, sono concordi sulla necessità di impedire, per via diplomatica, il proseguimento del programma nucleare iraniano, proprio perché diretto a dotarsi dell’arma atomica. «L’Iran non può avere la bomba atomica», ha chiosato il nostro ministro degli Esteri. Alla riunione del G7 il conflitto è destinato a dominare i colloqui. Un vertice nel quale i leader europei avrebbero dovuto concentrarsi sui piani per por fine alle importazioni di energia dell’Ue dalla Russia. Ma l’irrompere del conflitto tra Israele e Iran è destinato a dominare l’incontro. In effetti, oltre alla questione delle importazioni energetiche dalla Russia, i preparativi del vertice si erano concentrati sugli sforzi europei per convincere Donald Trump a non interrompere il sostegno all’Ucraina e a trovare una soluzione alle sue minacce di alti dazi sui prodotti importati dall’Ue.
Ma il Medio Oriente è, appunto, esploso nell’agenda del G7, di conseguenza le questioni originariamente previste saranno messe a lato divenendo un residuo. Piuttosto vi è il rischio di un ulteriore elemento di contrasto tra Europa e Usa, con i leader dell’Ue a chiedere una de-escalation, per evitare un aggravarsi del conflitto, mentre Trump potrebbe lanciare nuove minacce contro Teheran. Le vicende delle guerre in Ucraina e a Gaza non lasciano molto spazio all’ottimismo. Nessun appello sembra in grado di far desistere i contenenti, di far progredire un messaggio di pace. La crisi in Medio Oriente, per riprendere le parole di Andreotti, si profila più pericolosa di una bomba atomica.
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