Perché affidarsi alle star non ha aiutato Kamala Harris

Iuri Moscardi
Trump è un mix letale di populismo, razzismo e sovranismo, ma a quanto pare è stato considerato ancora una volta più adatto di una donna: la maggioranza ha scelto di ascoltare la pancia
La cantante Cardi B durante un comizio per Kamala Harris - Foto Andrew Harnik/Getty Images/AFP
La cantante Cardi B durante un comizio per Kamala Harris - Foto Andrew Harnik/Getty Images/AFP
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Questa volta i risultati non si sono fatti attendere. Non è stato come nel 2020, quando per la proclamazione del vincitore avevamo dovuto aspettare il conteggio della marea di voti democratici arrivati per posta dalla Pennsylvania, che insieme alla Georgia aveva dato la vittoria a Biden. Come nel 2016, è bastata una notte per vedere la mappa dei 50 Stati colorarsi di rosso e la lancetta della vittoria spostarsi verso Trump e Vance.

Il mondo ritrova alla Casa Bianca l’ex inquilino più imprevedibile, disordinato e capriccioso, che nei prossimi quattro anni potrebbe infliggere al tessuto politico e sociale danni profondi, sanabili solo in decenni. Gli analisti ripetono che il sistema politico resiste a ogni urto ma viene da chiedersi se i limiti decisi dai padri costituenti non risultino inadatti ad arginare la furia demagogica di un presidente fattosi rieleggere insultando certe categorie di americani e col dente avvelenato dal 2020.

Il Progetto 2025 sostituirà centinaia di funzionari pubblici con persone manovrabili, la Corte Suprema favorirà la destra radicale grazie ai giudici nominati da Trump nel suo primo mandato. Stavolta, poi, dietro Trump ci sarà Elon Musk, megamiliardario che non si fa scrupoli a distruggere la società civile per profitto.

I democratici pagano gli stessi errori del 2016. Sostituire Biden con Harris ha ridato ossigeno a una campagna che a luglio sembrava già spacciata ma come con Clinton non si sono concentrati su tematiche che gli elettori medi sentono proprie; quando lo hanno fatto, hanno scimmiottato la destra, come sull’immigrazione.

Viene da chiedersi se donne e latinoamericani, i due gruppi più bersagliati da Trump (la Corte Suprema ha vietato l’aborto e Porto Rico è stata definita «isola di spazzatura») abbiano davvero votato Harris. Affidarsi a star ricchissime come Taylor Swift non ha pagato: veicolano il leitmotiv che solo se sei ricco non sei discriminato, ma l’accesso alla ricchezza per molti è bloccato.

Infine, la responsabilità è degli elettori: il popolo è sovrano ma per quali motivi la maggioranza ha preferito affidarsi ancora alla pancia più che al cervello? Trump è un mix letale di populismo, razzismo e sovranismo, un cinico narcisista che fa solo i suoi interessi, anche a discapito del mondo. Ma a quanto pare è stato considerato ancora una volta più adatto rispetto a una donna, per di più nera: gli americani dovrebbero riflettere su questi loro timori inconsci. Le elezioni lasciano la consapevolezza che le due Americhe sono sempre più distanti: ormai si discute di politica solo con chi sappiamo già pensarla come noi. Non un grande auspicio, per quella che si ritiene da sempre la più grande nazione del mondo.

Iuri Moscardi, Graduate Center, The City University of New York

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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