Il disimpegno statunitense e la difesa europea obbligata

Dal duo Trump-Putin sono, in questi giorni, arrivate affermazioni di tal fatta: l’Europa si faccia carico della Nato entro il 2027, ha sostenuto il primo; mentre per il secondo, Russia e Stati Uniti condividono la medesima strategia sull’Ucraina. Un duplice messaggio sul quale l’Europa non può non interrogarsi. Unendoli, sono così sintetizzabili: d’ora in avanti alla nostra difesa dovremo essere noi a doverci badare, a cominciare dal sostegno all’Ucraina.
Trump non ha alcuna simpatia per le organizzazioni internazionali. Per lui a valere, per uno Stato, è il principio «superiorem non recognocens», con il correlato della sovranità assoluta. Il multilateralismo esula, quindi, dalle sue concezioni politiche. In politica commerciale, per fare un primo esempio, ha totalmente prescisso dal Wto. Quanto alle Nazioni unite, proprio in casa loro, non si è fatto remora nel definirle «inutili e incapaci».
This afternoon, we had a meeting of the Coalition of the Willing. I updated President @ZelenskyyUa and leaders present on two key priorities - support for Ukraine and increasing European defence preparedness.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) December 8, 2025
We all know what is at stake and we know we do not have any more time…
Sull’Ue è superfluo riportarne qui i molti e sprezzanti giudizi. In questo suo furore si è dimenticato proprio del suo Paese, nato dalla fusione delle sovranità delle tredici colonie. Un dettaglio per lui evidentemente trascurabile. Sulla Nato è stato più prudente. Si è limitato, ma più volte e a cominciare dal primo mandato, a lamentare lo scarso contributo finanziario europeo. Non ha mai preso posizione contraria, durante l’amministrazione Biden, al suo allargamento ai Paesi scandinavi.
Tuttavia, nel tanto discusso e discutibile documento Nuova strategia di sicurezza, ha scritto come questa «non possa essere considerata in continua espansione», chiara convergenza su Putin. Per poi rincarare, e di non poco, sull’apporto dell’Europa: «Deve prendere la responsabilità primaria della propria difesa». È eccessivo, unendo l’escalation sulla Nato alla disistima sulle organizzazioni sovranazionali, azzardare un pensiero sulle sue intenzioni di uscirne? Dopotutto sarebbe pure in linea con i principi del Maga, perché libererebbe gli Stati Uniti dal «fardello» europeo, consentendo loro di concentrarsi su Cina e India.
Più in generale riaffermerebbe il principio della sovranità assoluta. Se ciò dovesse avvenire sarebbe sì la fine dell’atlantismo, peraltro già oggi notevolmente stressato e non recuperabile almeno sino alle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti nell’ipotesi di una vittoria democratica, ma al tempo stesso costituirebbe una grande opportunità per l’Europa: trasformare la North Atlantic Treaty Organization, in quanto potrebbe chiamarsi European Defence Organization, se non addirittura ripescare la Comunità europea di difesa. Trasformazione cui si arriverebbe con modifiche del trattato Nato, senza passare da quello europeo.
L’Europa, una Ue allargata a chi vorrà continuare a essere parte di una Nato post Usa, potrà così disporre dell’istituzione sulla quale costruire quella politica della difesa e quell’esercito comune dei quali l’esigenza è ogni giorno più pressante. In sostanza un eventuale disimpegno Usa dalla Nato faciliterebbe il cammino dell’Europa verso l’autonomia strategica nella difesa. Un cammino lungo, ma dal quale non possiamo esimerci, a prescindere dal come lo effettueremo.
Il problema dell’oggi è come continuare da soli nel sostegno all’Ucraina. Un meccanismo per l’utilizzo degli asset russi congelati in Europa dovrà essere messo a punto, una questione sulla quale il prossimo Consiglio europeo dovrà pronunciarsi. Oggi come oggi l’Ucraina, e per essa Zelensky, non appare assolutamente disposta alla pax russo-americana convenuta sopra la sua testa. Ma la sua riformulazione in chiave europea è già stata scartata da Putin. Il cessate il fuoco non è, dunque, in vista in una guerra dove le conquiste territoriali russe sono limitate (Crimea esclusa) al 14-15% del territorio Ucraino, con un altissimo costo di vite umane e distruzioni.
L’allineamento Trump-Putin, mette l’Europa di fronte alla necessità di proseguire con le proprie forze nel sostegno all’Ucraina, perché - con la sua - è pure la nostra libertà a essere in gioco.
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