Opinioni

Degli spiriti liberi, ovvero degli «otroversi»

Un modello di personalità identificato di recente dallo psichiatra Rami Kaminski
Indipendenza mentale e autonomia sociale
Indipendenza mentale e autonomia sociale
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Non sentite il bisogno di appartenere a gruppi, di pensarla per forza come il resto del mondo, né di essere approvati dagli altri? Selezionate con cura le persone con cui relazionarvi? Privilegiate rapporti autentici ad interazioni superficiali? Evitate manifestazioni di facciata? Non avete timore a comportavi e manifestare un pensiero fuori dagli schemi e dal sistema? Non siete isolati come gli introversi né energizzati dalla vita sociale intensa come gli estroversi? Non siete strani, anticonformisti, anarchici, siete solo otroversi (otherversive personalities), un modello di personalità identificato di recente dallo psichiatra Rami Kaminski con questo neologismo di derivazione spagnoleggiante (otro - altro) che non solo si distingue dalle due categorie classiche della personalità, introversi ed estroversi, ma ci inquadra soggetti che non riescono a guardare le cose e le vicende umane se non da una prospettiva particolare, diversa da quella comune.

La loro identità psicologica è caratterizzata da indipendenza mentale, autonomia sociale e da un relazionarsi con gli altri in modo selettivo scientemente intenzionale. Se pensate di poter appartenere a questa categoria vi ritroverete moltissimo nel libro di Kaminski, edito da Corbaccio: «Né introversi né estroversi. Come vivere felici e non omologati». Che caratteristiche ha l’otroverso? Be’, prima di tutto ha una bussola interna molto stabile, un forte senso di identità scollegato dalle aspettative sociali. Una solitudine interiore proattiva e non autodifensiva. Non cerca a tutti i costi la compagnia degli altri, non trae energia dalla folla. Non vive la socialità come una necessità vitale. Non usa l’interazione per regolare il proprio umore.

Gli otroversi sono personalità orientate da un terreno personale definito da valori, pensieri totalmente autonomi e relazioni profonde, scelte con cura. Secondo Kaminski nasciamo tutti otroversi, poi i condizionamenti culturali ed infantili ci conducono ad identificarci con un gruppo, con una scuola di pensiero, con un’idea delle cose e sulle cose indotta dall’esterno. Ecco, gli otroversi sono persone che restano così spiritualmente libere da non sentire alcun bisogno di confondere la propria identità con quella di altri, di appartenere a qualsiasi forma di collettività identitaria. Un distacco che è il tratto distintivo della loro natura e li porta spesso ad essere creativi, generativi di pensieri incontaminati, proprio per il fatto che sono indipendenti da qualsiasi approvazione esterna o convalida sociale.

Distacco dall’amore per il raro, da appartenenze, relazioni profonde, sguardo obliquo, spiritualità selettiva ed una sensibilità che guarda «altrove». In pratica le caratteristiche perfette del mediatore. Otroversi furono tanti personaggi importanti della storia e della letteratura: Emily Dickinson, Orwell, Tesla, Da Vinci e la nostra Cristina Campo che ne «Gli Imperdonabili» ci lascia scritte queste affermazioni che possono diventare il manifesto dell’altroversismo: «Il silenzio non è solitudine: è un luogo»; «Solo ciò che è raro è vero». «La perfezione è un punto invisibile». «Abito da sempre in una distanza che non so colmare, ma che non vorrei diminuire». «Non possiamo amare molti: possiamo amare profondamente». «Ogni creatura è un mistero, e solo nel mistero può essere incontrata».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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