Le due recenti giornate di riflessione sui bullismi e quella dedicata al Safer Internet Day ci richiedono attenzione e aumentata sensibilità ai rischi che corrono sempre di più i minori. E poi richiamano l’urgenza di interventi formativi per gli adulti di riferimento e progetti precoci, precocissimi, per i minori necessari per fronteggiare quel cyberbullismo problematico e complesso che non accenna a diminuire.
E serve allora, io credo, cominciare a trovare risposte alla domanda: ma chi è davvero il cyberbullo. Perché noi ne vediamo le imprese di prepotenza, i gesti plateali e dimostrativi, ma forse ignoriamo che allo specchio il bullo online vede la sua immagine enorme, potente, dotata di forza. Di solito centrato su di sé, si sente invincibile, protetto dall’anonimato e allora minaccia, prende in giro offende, usando online parole che feriscono spesso più delle mani: «Idiota» «Fai schifo» «Ti odio» o altre peggiori.




