Comunicazione affettiva: una definizione

Prosegue a Villanuova sul Clisi il Festival della Parola come Cura. Ospite domani sera (giovedì 26) lo psichiatra Danilo Toneguzzi che parlerà di «Comunicazione affettiva. Rimettere al centro la relazione», dal titolo del suo ultimo libro edito da Edigestalt di cui vi proponiamo uno stralcio. L’appuntamento è per le 20.30 nella sala consiliare. Introduce Giuseppe Maiolo.
La comunicazione affettiva, all’origine studiata nelle interazioni precoci tra la mamma e il bambino, rappresenta il modello più avanzato per la gestione efficace dei rapporti umani, modello che integra, dunque le conoscenze sui processi comunicativi, con le acquisizioni che derivano dalla psicologia dello sviluppo e dalle neuroscienze.
Integra, cioè, la «Teoria della comunicazione» con la complessità psico-emotiva dell’essere umano. Per prima cosa, è necessario riconoscere la relazione come qualcosa che presenta un grado di complessità maggiore rispetto alla semplice comunicazione.
I processi comunicativi rischiano spesso di far fallire una relazione se vengono ignorati tutti gli aspetti messi in campo dalla dinamica della relazione stessa, e che hanno a che vedere con la dimensione psico-emotiva (o affettiva) dell’essere umano, essere sociale, per il quale la relazione è parte della sua stessa natura.
Non a caso Daniel Goleman identifica l’intelligenza sociale come la forma di intelligenza fondamentale per il successo nei vari campi della vita e per la realizzazione dell’individuo, ed è così importante, da non essere sostituibile da nessun’altra forma di intelligenza: è la forma di intelligenza indispensabile per il raggiungimento della felicità.
L’intelligenza sociale si declina in una serie di competenze (l’empatia, la sintonia, l’influenza, la cognizione sociale, ecc.) che vedono proprio nella comunicazione affettiva i principi fondamentali della «relazionalità» cioè della capacità di relazionarsi. In altri termini, la Comunicazione affettiva descrive come sviluppare intelligenza sociale e come diventare competenti nella gestione delle relazioni.
Come evidenziano gli studi a cui fa riferimento Goleman, l’Intelligenza sociale fonda le sue basi nell’intelligenza emotiva: le «competenze relazionali» non sono semplici «tecniche» da imparare, ma seguono il processo di sviluppo emotivo dell’individuo e non possono prescindere da tale sviluppo.
Va quindi riconosciuta la necessità di gestire al meglio la dimensione emozionale quale presupposto imprescindibile per diventare «intelligenti» e quindi competenti nelle relazioni interpersonali.
Pertanto, contrariamente alle apparenze, il termine «affettiva» dell’espressione «comunicazione affettiva» non si riferisce all’ambito «affettivo» dell’esistenza (che si differenzia, adempio, da quella professionale) ma va inteso nell’accezione data al termine delle scienze psicologiche, ovvero quale sinonimo di «emotivo».
La Comunicazione affettiva è dunque un bagaglio di conoscenze che descrive i principi e le tecniche della comunicazione interpersonale, tenendo conto della dimensione emotiva (affettiva) e di tutte le dinamiche correlate agli stati d’animo degli interlocutori.
In questo senso integra la teoria della comunicazione con la complessità psicofisica dell’essere umano e con lo sviluppo emotivo e sociale dell’individuo. In secondo luogo l’essere umano è per natura un essere sociale.
Relazionarsi con gli altri, cioè, è scritto nella stessa biologia: l’essere umano nasce grazie a una relazione, si sviluppa attraverso relazioni e si realizza nelle relazioni con gli altri. L’interessante è che gli studi in materia hanno confermato che la qualità ottimale delle relazioni primarie che permette a un bambino di svilupparsi al meglio, è la stessa che gli permette di vivere al meglio e di realizzarsi appieno, anche da adulto. In altri termini, relazioni di buona qualità sono un bisogno imprescindibile in qualsiasi fase della vita!
Dal libro: Comunicazione affettiva. Rimettere al centro la relazione. Edigestalt
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