«La minaccia di un’invasione cinese di Taiwan è reale e imminente». Con queste parole, pronunciate al Shangri-La Dialogue di Singapore, il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha trasformato una valutazione di intelligence in un atto politico, ridefinendo radicalmente la postura comunicativa degli Stati Uniti sulla questione taiwanese. Per anni Washington ha mantenuto una politica di «ambiguità strategica», evitando dichiarazioni troppo esplicite sulla possibilità di un conflitto con la Cina. Ma il discorso di Hegseth segna una rottura netta: non si tratta più di prevenire un’escalation, ma di preparare l’opinione pubblica internazionale all’inevitabilità di uno scontro. Il suo intervento non mira tanto a Pechino – che già si muove nella consapevolezza di uno scontro sistemico con gli Stati Uniti – quanto agli alleati regionali ed europei, a cui si chiede implicitamente di accettare una nuova ortodossia strategica in cui l’intervento militare non è più eventuale, ma già in via di legittimazione.
Taiwan e Cina, gli Stati Uniti riscrivono l’equilibrio del Pacifico
«La minaccia di un’invasione è reale e imminente», ha detto il segretario alla Difesa statunitense Hegseth

Editorialista

Un velivolo della flotta aerea di Taiwan durante un'esercitazione - Foto Epa/Ritchie B. Tongo © www.giornaledibrescia.it
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