Opinioni

Cessione Donbass, perché Zelensky punta al referendum «difensivo»

Non è un escamotage procedurale, ma una scelta di «comodità» politica necessaria
Giovanni Cadioli

Giovanni Cadioli

Editorialista

Volodymyr Zelensky - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Volodymyr Zelensky - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il Donbass è al centro della crisi ucraina da oltre un decennio. Dopo Euromaidan (2013-’14) e la svolta filo-occidentale di Kiev, Mosca ha reagito con l’annessione della Crimea e con il sostegno all’insurrezione separatista nel Donbass (Donetsk e Luhansk). L’invasione su larga scala del febbraio 2022, giustificata dal Cremlino come «difesa» del Donbass, mirava in realtà ben oltre: rovesciare il governo ucraino e piegare il Paese. A dicembre 2025 il fronte resta in stallo, ma volge sempre più a vantaggio delle forze di Mosca: esse controllano gran parte del Donbass e della costa del Mar d’Azov, mentre l’Ucraina resiste lungo una linea di contatto logorante.

Sotto un’incessante pressione russa, le difese ucraine di Pokrovsk e Siversk, snodi chiave e piazzaforti fortificate, stanno cedendo. L’obiettivo del Cremlino è poi convergere sulla cintura di città fortificate comprendente Kramatorsk e Slovyansk. In questo contesto ha preso forma un dibattito lacerante: la possibile cessione del Donbass da parte dell’Ucraina come prezzo per la pace.

Volodymyr Zelensky al lavoro nel suo studio a Kiev - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Volodymyr Zelensky al lavoro nel suo studio a Kiev - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Mosca ha annesso dal 2022 le regioni di Donetsk e Luhansk, così come quelle di Cherson e Zaporizhzhia (pur non controllandole nella loro interezza). Considera la cessione del Donbass, condizione chiave di qualsiasi accordo. Da settimane gli Usa hanno sposato sempre più apertamente una «mediazione» che favorirebbe Mosca: cessione del Donbass al Cremlino e congelamento della linea del fronte nelle altre due regioni.

La rinuncia territoriale tocca il cuore della sovranità ucraina e minaccia effetti dirompenti sulla stabilità interna. La Costituzione vieta qualsiasi cessione di territorio nazionale e per Zelensky significherebbe attraversare una linea rossa: assumersi la responsabilità diretta di una concessione equivarrebbe a un suicidio politico. Da qui la proposta di un referendum.

Perché la scelta del referendum

Non è un escamotage procedurale, ma una scelta di «comodità» politica necessaria: sposta la decisione sul corpo elettorale, tutela la legittimità costituzionale e consente a Kiev di non respingere frontalmente i piani di pace sponsorizzati da Washington, senza però accettarli. Il referendum, inoltre, rinvia nei fatti la decisione, dato che votazioni credibili durante la guerra sono impraticabili. La maggioranza della società ucraina rifiuta cessioni territoriali, ma una minoranza stremata invoca la fine delle ostilità.

A Kiev convivono patriottismo e pragmatismo: il sacrificio dei caduti e degli sfollati dal Donbass alimenta il rifiuto della resa, mentre la stanchezza di una guerra lunga spinge a interrogarsi sul costo umano del «tutto o nulla». Zelensky ha affermato proprio i questi giorni che l’Ucraina non ha la forza di riprendere la Crimea e «altri» territori occupati. Una dichiarazione tautologica, ma dal grande peso politico, perché sposando una posizione pragmatista potrebbe aprire la strada a interrogarsi seriamente su eventuali cessioni territoriali.

Dmitriev, ad del Fondo russo per gli investimenti diretti, e l'inviato Usa Witkoff - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Dmitriev, ad del Fondo russo per gli investimenti diretti, e l'inviato Usa Witkoff - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il Donbass era il cuore industriale del Paese, ma dieci anni di guerra ne hanno già eroso gran parte del valore. Formalizzare la perdita consoliderebbe la rinuncia a risorse e infrastrutture, però oggi in larga parte devastate: la questione è fondamentalmente politica, non economica. E ha implicazioni che vanno ben oltre la coesione della società ucraina e del suo ordinamento costituzionale.

Garanzie illusorie

Perché la cessione ucraina del Donbass non placherebbe Mosca. Non era l’obiettivo del 2022. La Russia punta all’annessione anche di Cherson e Zaporizhzhia e, soprattutto, alla disarticolazione della sovranità ucraina per ridurla a una seconda Bielorussia. Un Donbass ceduto diventerebbe una piattaforma per future aggressioni russe, non una premessa di pace. Solo serie garanzie di sicurezza occidentali che scoraggino futuri attacchi russi potrebbero rendere la cessione del Donbass dolorosa, ma accettabile - ma tali garanzie, con Trump sempre più allineato a Putin e l’Europa divisa e impotente, sono illusorie. Il referendum è quindi una mossa difensiva, volta a prendere tempo, non un’apertura sostanziale. In gioco non c’è solo un territorio, ma l’indipendenza stessa dell’Ucraina.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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