Battesimi adulti in Francia: segno di una fede che ritorna

La notizia ha trovato spazio giornalistico in Francia e pure da noi è giunta come interessante, confermata pure da francesi che vivono o sono di passaggio a Brescia: nella notte di Pasqua di quest’anno 10.384 adulti e 7.400 adolescenti fra gli 11 e i 17 anni hanno ricevuto il Battesimo, entrando a far parte della Chiesa cattolica. Per alcuni sociologi questo dato di fatto diviene ancor più significativo perché si tratta di francesi, figli di una terra laicissima e sempre influenzati da un certo «gallicanesimo», ad aderire alla Chiesa di Roma.
Ma questo aspetto sociologico è pallido rispetto alle motivazioni della scelta di diventare cristiani cattolici in età adulta. Il quotidiano francese La Croix nell’aprile del 2025 ha condotto una inchiesta, per ora l’unica in termini autorevoli, per evidenziare le ragioni di questa scelta che si possono riassumere nella volontà di dare un senso alla propria esistenza, trovare consolazione nelle prove della vita, unirsi in un mondo percepito come minaccioso ad una famiglia elettiva, accogliente e benevola, a prescindere che si tratti della tradizionale parrocchia o di nuove aggregazioni ecclesiali.
L’inchiesta del quotidiano francese ha, inoltre, evidenziato che alla decisione di chiedere il battesimo hanno influito prima di tutto e soprattutto gli incontri personali. E questa osservazione rinsalda la convinzione che nella Chiesa chi ha responsabilità deve essere una persona capace di relazioni. Non sono le organizzazioni e le iniziative di successo a garantire la propagazione della fede ma la relazione fra persone, la testimonianza, la credibilità della vita di coloro che credono. Non va assolutamente accantonato uno dei grandi insegnamenti dei pontefici del Duemila: il cristianesimo si propaga non per proselitismo ma per contagio.
L’aumento dei battesimi degli adulti in Francia diviene un messaggio anche su altri fronti. Si tratta di un invito a superare, nella nostra mentalità forgiata dalla cristianità, la tendenza a vedere «normale» il battesimo dei bambini, guardando come bestia rara l’adulto convertito che chiede il battesimo. Nella vita cristiana le prassi consolidate nella storia non sono «eterne» o «assolute». Al cosiddetto pedobattesimo andrà affiancato sempre di più un cammino sereno e disponibile nei confronti degli adulti che vogliono essere battezzati. E non necessariamente perché convertiti. Il mancato battesimo può avere ragioni che esulano dall’agire morale.

Nelle analisi dei francesi non è estranea nemmeno una considerazione a latere che vale soprattutto per le loro città, ma non è nemmeno aliena anche per l’Italia: nella richiesta del Battesimo di tanti francesi, soprattutto giovani, gioca molto anche il confronto con i coetanei islamici: osservando la loro fedeltà ai principi della loro religione, i giovani francesi avrebbero maturato l’idea di una maggior serietà anche nel cristianesimo, ritenuto in ambienti islamici debosciato e debole. Se così fosse non bisogna vedere questo fatto come un limite ma piuttosto come un frutto di una società che ormai fa convivere e mette a confronto, religioni diverse. Secondo alcuni teologi la convivenza delle religioni, lungi dal portare a guerre e divisioni come in passato, deve essere motivo di crescita positiva.
Il fenomeno francese, infine, aiuta a guardare con maggior serenità a quanto accade nel nostro tempo anche in Italia: chiese sempre più disertate, parrocchie che cessano di essere un riferimento, tante volte affidate in numero crescente ad un solo parroco che non trova ancora facilmente la via per essere «pastore» in tutte, insignificanza dell’essere cristiano cattolico, la non incisività dell’appartenenza religiosa sulla cultura e sui costumi, l’affanno nella scelta del coinvolgimento dei genitori nella iniziazione cristiana dei loro figli.
Se è vero, come affermano alcuni opinion leaders francesi, che il tracollo ha segnato il suo vertice negli anni Sessanta e Settanta e che fin dagli anni Ottanta si può intravedere una lenta ripresa che ha portato all’ondata di adesioni di quest’anno, questo significa che laicizzazione e secolarizzazione non sono necessariamente ostacolo alla pratica religiosa. Caso mai la purificano e la costringono ad essere meno formale, sociologica, culturale ma più vera e autentica. Mai perdere la speranza. Il poeta e scrittore Gianni Rodari scriveva che a fronte della possibilità di allestire un piccolo negozio in una sola stanza avrebbe venduto una cosa sola: la speranza. Speranza abbondante per tutti.
Mons. gabrile filippini - Canonico del Duomo di Brescia
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