Adescamento online: come aiutare i minori a proteggersi

Il pedofilo non è «un mostro che uccide»: oggi si muove in internet e cattura lì le sue prede, utilizzando dolcezza e attenzione attraverso il grooming
Un'adolescente al cellulare
Un'adolescente al cellulare
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Circa 15 anni fa mi occupai con un trattamento psicoterapeutico di una 14enne vittima di adescamento online. L’aveva «catturata» in rete un 50enne che si spacciava per amica per chiedere foto intime e video osceni. Storia triste, pesante, scabrosa, documentata da un’enorme raccolta di materiale pedopornografico. La pedofilia esisteva già come pure l’adescamento. Le novità erano ambiente e strumento. Da giardinetti e caramelle a ricariche telefoniche e smartphone, allora in rapida diffusione.

Me l’ha fatto venire in mente la storia di questo allenatore di basket 29enne, che con un falso profilo, adescava ragazzini. Anche qui, a quanto emerso, il fine era reperire materiale pedopornografico. Il che fa pensare che, nonostante gli interventi per far conoscere ai minori i rischi del web, ci sono ancora carenza di informazioni e un’insufficiente educazione digitale da parte di famiglia e scuola.

Troppe volte ho sentito dire da bimbi della primaria che il pedofilo è un «mostro» che uccide. Una visione pericolosa dell’adescatore perché non fa cogliere la realtà delle cose, l’imbroglio che il pedofilo mette in atto e la sua maschera perversa. Oggi la pedofilia si muove in internet e cattura lì le sue prede. La metodica è il «grooming»: «strigliare o curare il cavallo». Indica l’attenzione e la dolcezza del contatto con un animale.

L’adescamento quindi non è mai pratica violenta, ma delicata, camuffata da attenzione e delicatezza, necessaria a costruire una relazione di fiducia, come accade tra uomo e cavallo. Va detto a chiare lettere. I bambini fin da piccoli devono essere educati a riconoscere il pedofilo che non ha intenzioni omicide, ma cerca un rapporto sessuale. Dobbiamo essere chiari nel dire che chi adesca imbroglia fingendo una relazione di affetto.

Tutti i minori fin da piccoli dovrebbero sapere anche come reagire di fronte a questi segnali preoccupanti nella realtà e in rete. È doveroso che gli adulti informino su come inizia la fase di avvicinamento che è tempo lungo ma necessario per instaurare quel clima amichevole in grado di neutralizzare la diffidenza della vittima designata. Per difendersi deve sapere che se viene chiesto materiale fotografico o video, o gliene viene inviato dalla pseudo-amica, si tratta quasi di certo di un imbroglio ed è altamente pericoloso continuare la relazione virtuale. Al contrario va interrotta subito, prima che l’adescatore faccia terra bruciata attorno alla vittima, per agire indisturbato.

Va detto inoltre al minore di ascoltare cosa prova da questo intrigo di materiale pornografico inviato e richiesto, perché ciò che sente imbarazzante è quello che serve per far cessare subito la relazione virtuale e segnalare senza timore o vergogna l’accaduto a un adulto affidabile.

Giuseppe Maiolo, psicoanalista, Università di Trento

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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