Tutti in vacanza, ovviamente con lo smartphone

Agosto, è arrivato.
E come ogni anno il popolo italico si mette in coda, percorre le autostrade da bollino rosso o nero e arriva, finalmente, alla meta. Montagna, mare, lago e qualcuno anche nelle città d’arte. Pochi per la verità.
Il rituale è sempre il solito: si arriva, si scaricano le valigie e poi si punta dritti, verso la spiaggia, con tanto di dotazione al seguito. C’è chi si porta una valigia di creme solari, chi ventidue asciugamani, chi il cappello, chi le pinne e la maschera, chi il surf. Insomma, ognuno il suo. Ognuno diverso. Ma c’è una cosa che non manca a nessuno, una cosa che accomuna tutti, ma davvero tutti coloro che si avvicinano alla spiaggia.
Il telefono. Nessuno lo lascia a casa. Nemmeno in macchina. E capita che si faccia un giro, si vedano persone che fanno anche il bagno col cellulare.
Beh, questi forse sono eccessivi, ma basta fare una passeggiata sulla battigia e scorrere lo sguardo sotto gli ombrelloni. L’ho fatto, l’anno scorso e l’anno prima ancora. Ho fatto un gioco: contavo quante persone guardavano il telefono sulla sdraio, e quante invece si godevano un libro. Uno qualsiasi. Ebbene, la proporzione era due libri ogni cento cellulari.
Non vado oltre, lascio a chi legge quali conclusione trarre da questa osservazione. Mi permetto solo di dire una cosa: quando si legge il cervello produce, lo spiegherò nelle prossime settimane. Quando si guardano video consuma. E vabbè, forse sotto l’ombrellone ci sta non sforzare troppo le meningi, ma un bel libro, mi si creda, è comunque un piacere.
Ma c’è un’altra cosa che il cellu da spiaggia scatena. Almeno in me: l’invidia. Tutti si fanno delle fotografie splendide. Tutti sembrano essere proprio nel posto più bello del mondo. Belli, abbronzati, felici.
A dire il vero fino a che anche io sono al mare non mi turba tanto. O forse appena un po’, perché è vero, anche il sottoscritto si sta godendo le ferie davanti a quello splendido specchio di acqua blu. Ma c’è sempre qualcuno, sempre, che si trova in un posto più bello. Certo, c’è anche chi vive le ferie in una località meno attraente, ma quello non mi colpisce, quello passa nel feed. Invece quelli dei posti belli no.
Pensateci un po’: goccioline di invidia che mi calano, una alla volta, sulla testa. Tic, tic, tic.
Goccioline che però, quando prima o poi torno a casa e mi trovo a dare un occhio al cellulare dal buio del mio studio, si trasformano in secchiate.
Insomma: volevo dire soltanto una cosa. Nei social la vita degli altri sembra sempre bellissima, più bella della nostra. Ma così non è. Ogni vita è bella. Ogni vita è difficile. Tutto qua, a prescindere da quel che finisce sui social.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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