Obesi digitali

L’AI, il peso del bue e la «saggezza della folla»

Per spiegare cos’è l’intelligenza artificiale bisogna fare un salto indietro nel tempo di un secolo. In un mercato del bestiame
Intelligenza artificiale - © www.giornaledibrescia.it
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Partiamo - nel nostro viaggio nel pianeta AI - con la domanda per eccellenza: cosa è l’Intelligenza artificiale? Ci sono decine di definizioni, tecniche, legali e anche fantasiose. Tutte più o meno azzeccate, ma anche no. Di fatto siamo di fronte ad una tecnologia che ha accelerazioni improvvise, almeno per il pubblico, accelerazioni che portano cambiamenti radicali. Chi (addetti ai lavori a parte, e comunque non tutti) avrebbe per esempio pensato, tre anni fa, a ChatGPT o ad altri modelli generativi?

Cosa ci riserverà il prossimo salto? Ne parleremo, fermo restando che del domani non v’è certezza, mai, e ancor meno in questo campo dall’orizzonte misterioso. Però, forse, è il caso di iniziare a capire - almeno grandi linee - cosa è questa famosa AI. Che poi di intelligente ha forse poco, o forse moltissimo.

Tutto nasce, forse pochi lo sanno, oltre un secolo fa. In un mercato del bestiame. Tal sir Francis Galton, tra l’altro cugino del più famoso Darwin (famiglia impegnata) fece un esperimento: prese un bue, lo pesò. Poi iniziò a chiedere alle persone che frequentavano il mercato di scrivere su un biglietto il peso dell’animale. Qualcuno avrebbe vinto, ovviamente.
Qualcuno sbagliò, e di parecchio. Qualcuno ci si avvicinò, abbastanza. Ma nessuno fu più bravo della media del peso risultante dalla totalità dei biglietti. Totalità che diventava tanto più brava quanto maggiore era il numero dei tagliandini.

Insomma, a vincere non fu un singolo avventore del mercato, a vincere fu la folla. E fu così che nacque un principio denominato, appunto, «saggezza della folla» che in poche parole sta a significare che maggiore è il numero di dati, più ci si avvicina alla verità. A una condizione: che ciascun dato non sia condizionato dagli altri, ma autonomo. Il che è come dire che se al mercato qualcuno avesse iniziato a gridare il peso che aveva scritto, certamente avrebbe portato altri ad avvicinarsi alla sua previsione. E ciò avrebbe inquinato, reso non buoni in altre parole, i dati che - immagino si sappia - sono insieme all’algoritmo uno dei due ingredienti essenziali della AI.

Quindi, tornando a noi: che fa una intelligenza artificiale? Semplicemente «osserva», generalizza, prevede. Cerca modelli. Fa statistica. Va a vedere - fermo restando il principio aureo della saggezza della folla - se in un dato contesto ci ricorrenze (ossia fatti che si ripetono), correlazioni e anomalie.
Per fare un esempio: se si prendesse un semaforo e si dovesse dire ad una automobile come comportarsi, potremmo usare due metodi. Uno deterministico, ossia classico: luce rossa ferma, luce verde avanti.
Oppure potremmo attivare un sistema di AI che osserva le macchine, che «capisce» (ricorrenze) quante di esse si fermano con la luce rossa e quante vanno con il verde. Che osserva e «capisce» (correlazione) il rapporto tra la velocità, la distanza dalla linea di arresto e il tempo di luce gialla e il comportamento delle auto che si fermano o passano con l’arancione.
Per farlo avrà bisogno di vedere tante auto. La folla appunto. E dovrà osservare comportamenti corretti: se tutti passeranno col rosso, altrettanto imparerà a fare la AI. Tutto qua. Statistica. Ma - vedremo - in grado di fare magie. O quasi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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