Ai nostri figli diamo il telefono prima delle chiavi di casa

Ho letto alcune settimane fa una statistica. L’argomento era l’uso del cellulare, tanto per cambiare. Ebbene, c'era scritto che l’età media di consegna del primo cellulare, in Italia, è otto anni. Otto.
Prima riflessione: otto è l’età media, non quella minima. Il che vuol dire che ad alcuni bambini (bambini!) viene dato addirittura prima, ad altri dopo. Ora, per capire, pensiamo ad un altro dato: dodici anni. Perché cito questa età? È l’età media in cui vengono consegnate per la prima volta le chiavi di casa ai ragazzi. Se la matematica non è un’opinione quindi diamo ai nostri figli il telefono quattro anni prima delle chiavi del nostro appartamento.
Ebbene, faccio questo confronto per indurre una riflessione: cosa ci permettono di aprire, rispettivamente, le chiavi e un telefono? E soprattutto: chi ci entra? Se nel primo caso la risposta è semplice, ossia la porta della nostra casa, coi tesori più o meno preziosi che ci custodiamo, nel secondo invece il tema è un tantino più complesso. Per rispondere uso le parole di Tristan Harris, ex design ethicist di Google: «I tecnici che hanno creato la tecnologia che ti spinge continuamente a consultare il telefono la chiamano brain hacking».
«Brain hacking» ci dovrebbe evocare qualcosa. La parola hacker designa, di fatto, chi entra senza permesso. Di norma accade con un sistema informatico: entra l’hacker senza nemmeno bussare, e fa quel che vuole (ma non potrebbe). Ecco, è questo il punto: qualcuno entra, e il problema non è tanto o non è solo chi entra, ma soprattutto dove: nel nostro cervello (e in quello dei bambini).
Credetemi: è vero. E allora torniamo al confronto statistico e chiediamoci, con la dovuta franchezza, se sia normale che ci sia tanta prudenza a mettere a rischio le chiavi di casa e d’altra parte tanta disinvoltura a consegnare a non so chi le chiavi del cervello dei nostri piccoli. E mi si permetta una chiosa: se a otto anni in media consegniamo il primo telefono, a quanti anni (prima) iniziamo già a fargli usare il nostro, magari per diverse ore al giorno? Certo, è un ottimo babysitter, lo devo ammettere. Ma ha un costo, e non sono otto euro all’ora.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Buongiorno Brescia
La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.
