Obesi digitali

Ai nostri figli diamo il telefono prima delle chiavi di casa

L’età media di consegna del primo cellulare, in Italia, è otto anni, mentre quella delle chiavi è dodici
Telefonino e chiavi di casa adagiati sullo stesso tavolo - Foto Unsplash
Telefonino e chiavi di casa adagiati sullo stesso tavolo - Foto Unsplash

Ho letto alcune settimane fa una statistica. L’argomento era l’uso del cellulare, tanto per cambiare. Ebbene, c'era scritto che l’età media di consegna del primo cellulare, in Italia, è otto anni. Otto.

Prima riflessione: otto è l’età media, non quella minima. Il che vuol dire che ad alcuni bambini (bambini!) viene dato addirittura prima, ad altri dopo. Ora, per capire, pensiamo ad un altro dato: dodici anni. Perché cito questa età? È l’età media in cui vengono consegnate per la prima volta le chiavi di casa ai ragazzi. Se la matematica non è un’opinione quindi diamo ai nostri figli il telefono quattro anni prima delle chiavi del nostro appartamento.

Ebbene, faccio questo confronto per indurre una riflessione: cosa ci permettono di aprire, rispettivamente, le chiavi e un telefono? E soprattutto: chi ci entra? Se nel primo caso la risposta è semplice, ossia la porta della nostra casa, coi tesori più o meno preziosi che ci custodiamo, nel secondo invece il tema è un tantino più complesso. Per rispondere uso le parole di Tristan Harris, ex design ethicist di Google: «I tecnici che hanno creato la tecnologia che ti spinge continuamente a consultare il telefono la chiamano brain hacking».

«Brain hacking» ci dovrebbe evocare qualcosa. La parola hacker designa, di fatto, chi entra senza permesso. Di norma accade con un sistema informatico: entra l’hacker senza nemmeno bussare, e fa quel che vuole (ma non potrebbe). Ecco, è questo il punto: qualcuno entra, e il problema non è tanto o non è solo chi entra, ma soprattutto dove: nel nostro cervello (e in quello dei bambini).

Credetemi: è vero. E allora torniamo al confronto statistico e chiediamoci, con la dovuta franchezza, se sia normale che ci sia tanta prudenza a mettere a rischio le chiavi di casa e d’altra parte tanta disinvoltura a consegnare a non so chi le chiavi del cervello dei nostri piccoli. E mi si permetta una chiosa: se a otto anni in media consegniamo il primo telefono, a quanti anni (prima) iniziamo già a fargli usare il nostro, magari per diverse ore al giorno? Certo, è un ottimo babysitter, lo devo ammettere. Ma ha un costo, e non sono otto euro all’ora.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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