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Dy Costruzioni, vent’anni di edilizia integrata tra visione e responsabilità

La visione imprenditoriale del fondatore Daniel Pezzini si traduce in un approccio olistico all’edilizia
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Quando Daniel Pezzini fonda Dy Costruzioni Generali nel 2005, il settore edile italiano è ancora fortemente segmentato: chi progetta raramente coincide con chi costruisce. La sua intuizione va in direzione opposta. Integrare competenze, governare l’intero processo e interpretare l’edilizia come strumento di qualità della vita e di rigenerazione del territorio.

«Costruire non significa solo realizzare edifici – spiega Pezzini – ma assumersi una responsabilità nei confronti delle persone che li vivranno e dei luoghi in cui sorgono». È da questa visione che nasce Dy Costruzioni generali, azienda con sede a Capriolo (BS), cresciuta negli anni mantenendo una forte coerenza tra pensiero progettuale, qualità esecutiva e attenzione all’impatto ambientale.

Fin dalle origini, l’impresa ha scelto di superare la tradizionale separazione tra ideazione e realizzazione, adottando un approccio olistico all’edilizia. Una scelta che si è tradotta in un progressivo ampliamento delle competenze interne e in una crescita strutturata, mai improvvisata. «Abbiamo preferito crescere in modo graduale, internalizzando ciò che per noi era strategico: controllo, ricerca, qualità e continuità», racconta il fondatore.

Oggi Dy Costruzioni è organizzata in divisioni specializzate – Costruzioni generali, Carpenteria metallica, Pavimenti e rivestimenti, Serramenti e Real Estate – capaci di operare in modo coordinato lungo tutte le fasi del processo edilizio e immobiliare. Un modello che consente all’azienda di dialogare con interlocutori diversi mantenendo coerenza progettuale e affidabilità esecutiva.

La divisione Costruzioni generali rappresenta il cuore operativo dell’impresa, occupandosi di costruzioni civili e industriali, ristrutturazioni, urbanizzazioni, scavi, demolizioni e bonifiche ambientali. Accanto a questa operano le altre divisioni, che permettono di offrire soluzioni su misura per involucri, finiture e strutture metalliche, fino alla gestione diretta di operazioni immobiliari attraverso la divisione Real Estate e la società immobiliare del gruppo Dolcevyta Residenze s.r.l..

Il percorso di crescita non si è limitato al residenziale. Dy Costruzioni generali ha affrontato fin da subito progetti complessi in ambito industriale, sanitario e logistico, realizzando strutture di varie tipologie e dimensioni importanti, interventi ospedalieri e opere per la ricerca biomedica. «Il cambiamento non ci ha colti impreparati – sottolinea Pezzini – perché faceva già parte della nostra visione».

Al centro di questo percorso c’è il fattore umano. Oggi l’azienda conta circa 100 collaboratori interni ed esterni tra tecnici, impiegati e operatori di cantiere. «La crescita di Dy Costruzioni generali è il risultato di un lavoro di squadra fondato su competenza, responsabilità e condivisione degli obiettivi», afferma il fondatore.

Qualità, sicurezza e affidabilità non sono slogan, ma pilastri operativi. Qualità significa realizzare spazi destinati a entrare nella vita quotidiana delle persone; sicurezza è tutela di chi lavora e di chi investe; affidabilità è la solidità di un percorso costruito nel tempo, anche dal punto di vista finanziario che offre la massima garanzia di solidità ad ogni stakeholder.

I numeri raccontano con chiarezza questo cammino: oltre 1.000 unità residenziali realizzate, più di un milione di metri quadrati riqualificati e oltre un milione di metri quadrati di superfici industriali e commerciali costruite e riqualificate.

Guardando al futuro, Dy Costruzioni continua a investire in tecnologia, ricerca di prodotto e sostenibilità, con un’attenzione come dai primi esordi focalizzata alla rigenerazione urbana, all’economia circolare e a un’edilizia sempre più responsabile. «Continueremo a muoverci in questa direzione – conclude Pezzini – con etica, rispetto e responsabilità, per essere sempre all’altezza delle aspettative di chi ci sceglie».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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