Viva nonna Maria e la comunità che le sta attorno

Lettere al direttore
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Nonna Maria ha compiuto 102 anni e anche quest’anno ci ha stupito e lasciato un’altra preziosa lezione di vita: «Gh’é mia de fà na sò el moral», mai perdersi d’animo!. È stato un anno difficile per nonna Maria. A ottobre è caduta e si è rotta il polso e la spalla destra, con una brutta frattura scomposta. Sono seguite 5 settimane di gesso e immobilizzazione a seguito delle quali si sono prodotte delle piaghe da decubito. A 102 anni una situazione del genere può avere sviluppi letali. Nonna Maria invece, nonostante il dolore e il dispiacere per la sua immobilità, non si è persa d’animo e con grande determinazione, pur sulla sedia a rotelle, tutti i giorni ha fatto ginnastica alle gambe per non perdere tono muscolare e ha imparato a fare con la mano sinistra quello che prima faceva con la destra. Aveva un obbiettivo, quello di guarire. Ciò che più la rattristava era di dover dipendere totalmente e di non poter dare un aiuto in casa e accudire Marco, il suo adorato figlio meno fortunato degli altri, nato con la sindrome di Down. Arrivato finalmente il momento di togliere il gesso, nonna Maria ha vissuto un momento difficile: lei sperava di poter ricominciare ad usare subito il suo braccio. Si è invece ritrovata con un braccio dolorante, debolissimo e quasi inutilizzabile ed ha avuto un momento di profondo sconforto. Ha perso il sorriso. L’unica cosa che rende davvero felice nonna Maria è poter essere di aiuto ai suoi cari e poter continuare ad accudire il suo Marco, non ha senso per lei la vita se deve essere di peso. Non sapeva che la sua forte volontà, la sua determinazione e la sua fede sono fattori indispensabili ma non sempre sufficienti. Per alcuni giorni sembrava abbattuta, scoraggiata, senza più la forza di reagire. Aveva lottato per 5 settimane e ora si ritrovava senza gesso, ma non guarita. Aveva perso la speranza. Ma poi è arrivato Andrea, il fisioterapista, che con le sue mani esperte e la sua grande empatia le ha ridato fiducia... e ha riconquistato il sorriso, la speranza e la forza di combattere. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, con piccoli impercettibili progressi, ha recuperato l’uso della mano e del braccio, ha ricominciato ad alzarsi e a muoversi in autonomia con il deambulatore, a piegare il bucato, a fare piccole riparazioni e ad accudire il suo Marco. Ed è arrivata anche Samira, l’infermiera, che con grande professionalità e gentilezza si sta occupando delle sue piaghe da decubito, e le profonde ferite si stanno rimarginando. C’è ancora del lavoro da fare, ma i progressi sono enormi e costanti. Nonna Maria è una donna combattiva e coraggiosa e sta guarendo: forse grazie alla sua Madonna a cui dedica preghiere quotidiane, forse perché deve ancora occuparsi del suo Marco, a cui ha dedicato tutta la sua vita, ma sicuramente grazie alla sua profonda forza interiore e determinazione. Gh’é mia de fà na sò el moral... mai! P.S. La nostra più profonda riconoscenza va al dottor Andrea Oppici di Gussago e a Samira Cartella della cooperativa Vivisol. Senza la loro professionalità ed empatia, la loro guida ed i preziosi consigli nonna Maria non avrebbe potuto recuperare come ha fatto. Loro hanno ignorato la sua età anagrafica e hanno guardato agli anni del suo spirito... e nonna Maria nello spirito è giovane. Inoltre siamo enormemente grati al Gussago Calcio che ogni anno invita Marco, il loro più grande fan, dedicandogli un momento di attenzione che per lui e sua mamma sono fonte di grande gioia. Ringraziamo di cuore Fausto, Simone e il sindaco Giovanni Coccoli: hanno sempre trovato un tempo nella loro impegnata agenda per un augurio, una visita in ospedale o un saluto. Un detto africano dice che per crescere un bambino ci vuole un villaggio. Noi abbiamo sperimentato che per accudire anziani e disabili ci vuole una comunità.

Gianluigi Cirelli e famiglia

Caro Gianluigi, la sua famiglia è un po’ la nostra e, con i suoi centodue anni, Maria è la nonna di tutti noi. In lei infatti individuiamo nell’essenza ciò che distingue questo nostro lembo di terra: una capacità di sacrificio e uno spirito di servizio che ha radici profonde, nonna Maria appunto, e fronde sempre nuove, incarnate nei vari personaggi che cita, da Andrea a Samira, dalla squadra di calcio al sindaco, fino all’intera comunità nella quale è inserita. Grazie allora per avercela raccontata, dimostrando una terza qualità: il valore della riconoscenza. Ecco perché non ci perdiamo d’animo, mai. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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