Vi racconto il bresciano più veloce
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Chi lo incontra per strada a spasso per Brescia, non lo riconosce. Magari qualcuno perfino si spaventa. Perché ce ne sono tanti ed allora ci si può confondere. Così, chi lo incrocia in un vicolo solitario, può arrivare a pensare di aver imboccato la strada sbagliata. D’altra parte è un colosso di muscoli disegnati su un fisico di quasi un metro e novanta, con la pelle nera, un abbigliamento sgargiante e, come se non bastasse, qualche volta sfoggia una discutibilissima cresta moicana. Ma lui non è né un rapper né un teppista: è un campione. Un campione che la maglia della nazionale se l’è conquistata con la forza della determinazione, delle proprie gambe e del proprio talento. L’ha guadagnata inseguendo un sogno mondiale da vivere al di là dell’oceano, con amici e compagni diversissimi eppure simili: Luca Antonio Cassano ad esempio. La sua storia non è diversa da quella di tanti altri immigrati ed inizia a Palermo dove è nato, figlio di genitori africani. Da qui si è trasferito a Brescia e, come ogni ragazzo italiano, ha cominciato a giocare a calcio, inseguendo il sogno di tutti. Fino a che non ha trovato il proprio, scoprendo l’atletica: 100 e 200 metri. 11’’96 e 23’’08 i suoi primi vagiti prima di una progressione inarrestabile. 10’’62 e 21’’21 i suoi limiti attuali. I mondiali Juniores di Eugene, questa estate negli Usa il suo prossimo obiettivo. Si chiama Levi Roche Mandji e sicuramente è l’uomo più veloce di Brescia. Probabilmente diventerà il più veloce sin da quando la chiamavamo Brixia. È il più veloce in città, ma tre provinciali, tre amici e tre rivali del nostro Levi, sono in grado di contendergli la palma del migliore. Si chiamano Marcel Jacobs, Pietro Pivotto e Roberto Rigali e sono talmente forti da far pensare che Brescia stia per diventare la capitale nuda della velocità italiana. Nuda perché non ha nemmeno un campo di atletica e, un campione bresciano, i sogni se li deve coltivare viaggiando in autobus e cambiandosi sulle tribune di campi di fortuna. Levi è un ragazzo gentile, educato, è simpatico e sa farsi volere bene. Chi incontra Levi per strada però lo scambia per un altro, ma non è colpa sua. Ormai si parla sempre solo di divi capricciosi, di spacconate, di polemiche, di risse e di confusione. Internet, radio, tv e giornali ci vendono un sacco di spazzatura. Le storie belle non sono più di moda e non le raccontano più al punto che, anche a Brescia, la gente non è più in grado di distinguere un vero campione persino quando se lo trova davanti. Andrea Uberti Villa Carcina
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