Stranieri o italiani Il metro di giudizio non può cambiare

Lettere al direttore
AA
Quando uno straniero come quel garzone di panetteria fa una cosa encomiabile il suo nome, la sua fotografia e la sua vicenda finiscono enfatizzati sui giornali, quasi a dire ai lettori: «Straniero è bello e portatore di sani valori».
Quando qualcuno spacca la faccia ai capotreni su un vagone, di lui si scrive tuttalpiù che è un ragazzo (si sa, un po’ turbolento, come tutti i ragazzi), solo un ragazzo, nient’altro che un ragazzo e solo a fatica, frugando su internet si viene a sapere che di solito è senegalese, nigeriano maghrebino etc. senz’altro conscio di avere la impunità. Non si sa nient’altro che è un semplice, fragile ragazzo.
Un «troncare, sopire» in nome di un amalgama che risulta sempre ovviamente difficile. L’intenzione sarà buona ma io chiedo ai giornalisti tutti: nascondere una informazione come l’identità o la provenienza di una persona maggiorenne o minorenne non equivale a dire una bugia? L’informazione la si deve dare sempre e nuda, cruda e imparziale e sta al lettore trarne le eventuali conclusioni.
D’accordo, mi direte che c’è una legge sulla «privacy», ma a cosa serve tale legge di cui nessuno fino a vent’anni fa sentiva il bisogno finché non è stata emanata? Serve a proibire a chiunque di sapere verità pubbliche sugli altri, su quegli «altri» su cui potrebbe pesare una opinione negativa, quando non un’accusa? In buona sostanza serve a ingannare?
Edoardo Ezio Bassani
Caro Edoardo,
non inganniamo proprio nessuno e se rispondiamo alla sua lettera è perché concediamo a tutti, per primi ai nostri lettori, l’attenuante della buona fede. Per il resto, lei dichiara un sospetto, una diceria che non risponde affatto al vero.
Per le belle storie, come quella del garzone di panetteria a cui è stato offerto un lavoro, nome e cognome lo mettiamo sempre, a prescindere da provenienza, residenza o nazionalità. Per quanto invece riguarda fatti di cronaca nera o giudiziaria la regola è chiara: se c’è un arresto, nome e cognome si mettono (altro che «privacy»: soltanto nelle dittature più spietate i nomi degli arrestati si omettono, come nell’Argentina dei «desaparecidos»), mentre se c’è soltanto una denuncia le generalità si omettono, a meno che il personaggio abbia un «rilievo pubblico».
C’è una terza eventualità, che tuttavia non dipende da noi, bensì da chi indaga: laddove le generalità dei fermati, specie se per reati di piccolo cabotaggio, non sono rese note, può risultare estremamente arduo se non impossibile che le si conosca noi e di conseguenza chi ci legge.
In sintesi, il quadro è completo.
Ora, è vero che anche questa, come tutte le regole, si presti a interpretazioni, ma non è certo in base al colore della pelle o al Paese d’origine che decidiamo. E avendo lavorato in diverse testate posso assicurarle che qui c’è una chiarezza estrema.
In ogni caso, grazie per averci dato l’occasione di fare chiarezza. Adesso spetta a lei credere nella nostra, di buona fede, o meno. Ma se non bastasse ciò che abbiamo scritto, venga a trovarci: di persona, guardandoci negli occhi, siamo certi che dubbi non ce ne sarebbero. (g. bar.)
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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