Sì a chi ha voluto le Olimpiadi, no a chi sale sul carro

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 rappresentano uno dei più importanti appuntamenti internazionali per l’Italia degli ultimi anni. Un risultato che non nasce per caso, ma da una visione politica chiara e da una scelta di responsabilità compiuta quando il progetto non era ancora scontato. La Lega, insieme a figure istituzionali come Attilio Fontana, Luca Zaia e Matteo Salvini, ha creduto fin dall’inizio nella candidatura olimpica, sostenendola anche nei momenti in cui non mancavano dubbi, critiche e opposizioni. Puntare su Milano-Cortina significava credere nella capacità del nostro Paese di organizzare un grande evento mondiale e di trasformarlo in un’opportunità di crescita per i territori. Oggi sorprende vedere come chi inizialmente non sosteneva le Olimpiadi ne rivendichi ora i benefici, come il passaggio della fiamma olimpica nei capoluoghi lombardi. Questo atteggiamento induce a una riflessione sul modo di fare politica: è più utile opporsi per principio o lavorare affinché l’Italia possa cogliere occasioni di sviluppo e visibilità internazionale? Le Olimpiadi portano infrastrutture, lavoro, turismo e attenzione globale. In questo scenario, la posizione della Lega resta coerente: un’Italia del «sì», una Lombardia che decide e realizza. Con Milano-Cortina 2026, il mondo guarderà alla Lombardia e all’Italia come non accadeva da tempo. Ed è giusto ricordare chi ha creduto per primo in questo percorso.
Alessandro CerettiCoordinatore provinciale Lega Giovani Brescia
Caro Alessandro, giusto pretendere che vengano riconosciuti i propri meriti, mentre saremmo prudenti nel trasformare le Olimpiadi già in una resa dei conti tra buoni e cattivi, tra chi ha spinto il carro e chi invece pare salirci in corsa. Per almeno due motivi. Il primo è di opportunità: i conti si fanno soltanto alla fine. Il secondo invece è politico: chi si professa «per un’Italia del sì e per una Lombardia che decide e realizza» dovrebbe avere a cuore più di altri l’unità, dimostrando la tempra dei forti. Altrimenti diventano battibecchi e beghe da cortile, non degne di spazio né eco sul giornale. (g. bar.)
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
