Sei anni dal Covid Gli sbagli non hanno insegnato nulla

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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In questo periodo ricorrono sei anni dall’inizio di quel brutto periodo del Covid e mi viene da fare una riflessione: «Non riesco a ricordare se prima del Covid eravamo migliori. Quel periodo di malattia, di sofferenza, di isolamento ci aveva fatto sognare che se tutto fosse andato bene avremmo tenuto di più alla vita, avevamo fatto tanti buoni propositi, ma mi sto rendendo conto che non è andata così». Da dopo il Covid sembra che siamo diventati più cattivi... è il termine giusto per giustificare tutte le cattiverie che ci circondano: indifferenze, femminicidi, aggressioni, guerre e quant’altro di negativo sentiamo tutti i giorni. Pensavamo di diventare più buoni, migliori di prima, ma la natura umana fa fatica ad imparare dagli sbagli... «Sbagliando si impara», ma non va sempre così. Come si può migliorare questa nostra società, il segreto ci sarebbe, ama il prossimo tuo come te stesso, ma non viene messo in pratica, sembra un’utopia irrealizzabile. Se ci rendessimo conto che invece è l’unica soluzione a tutto, sarebbe una gran bella cosa, allora sì che non ci sarebbero cattiverie. Dopo sei anni dal Covid, questo è tutto, ma dove andremo a finire di questo passo!

Maristella Apostoli
Botticino Sera

Cara Maristella, innanzi tutto grazie: con la sua lettera ci dà modo di ricordare un tempo unico e tragico insieme. Fare memoria di chi ci ha lasciato è il minimo, affinché la loro morte non scivoli via come acqua sui vetri. Essi hanno pagato carissima l’incapacità di prevedere il pericolo o l’impossibilità di scansarlo, chi per scelta (pensiamo ai molti medici e al personale sanitario che prestò cura agli altri, pagando tale missione con il prezzo più alto, quello della vita), chi per disgrazia. Quanto alle sue considerazioni su come ci abbia trasformato il Covid, se più buoni o più cattivi, diremmo che ci ha reso più fragili. Più fragili di fronte al pericolo delle malattie, più fragili nelle certezze dei nostri diritti, più fragili al cospetto delle nostre precedenti sicurezze. Bontà e cattiverie esisteranno sempre, riteniamoci già fortunati a esser sopravvissuti e non dover fare i conti oggi con le scelte terribili di allora. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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