Salò è montagna? Siamo seri, le parole pesano

Ho letto l’articolo sulla nuova classificazione dei Comuni montani che escluderebbe, tra gli altri, anche Salò. Comprendo le perplessità di chi vede in questa decisione una penalizzazione amministrativa per l’accesso a fondi e strumenti di programmazione. Tuttavia nel caso di Salò non trovo affatto scandaloso che non venga più considerata «montagna». Semmai sorprende che lo sia stata per così tanto tempo. Salò è una magnifica cittadina, con uno dei lungolaghi più frequentati del Garda, un clima mite, strutture turistiche di alto livello, ristoranti premiati e un’economia che guarda con decisione al turismo internazionale. Continuare a definirla «Comune montano» rischia di diventare una finzione amministrativa: una montagna con il lungolago affollato di turisti alto spendenti. Se davvero vogliamo parlare di montagna, forse conviene partire dal significato stesso della parola. L’Istituto della Treccani definisce la montagna come «una elevazione naturale del terreno che si distingue nettamente dal territorio circostante per altezza, estensione e asprezza dei rilievi». Ma chi vive davvero questi territori sa che la montagna è soprattutto un’altra cosa: distanza dai servizi, collegamenti difficili, opportunità più rare. In questo senso, tra Valle Sabbia e l’Alto Garda la montagna vera ha un nome preciso: Bagolino. Qui per raggiungere un ospedale possono servire due ore; non esiste una scuola superiore, non ci sono hotel stellati né le comodità delle località turistiche. Persino l’Inps più vicina richiede circa un’ora di strada. Questa è la montagna reale, quella che non si racconta nelle brochure ma che si misura in chilometri, tempo e servizi che mancano. Le parole hanno un significato e dovremmo evitare che la parola «montagna» venga diluita fino a perdere significato. Perché quando tutto diventa montagna, la montagna vera - quella che fatica ogni giorno a restare viva - finisce inevitabilmente per contare meno.
Gian Ilario GentoniPonte Caffaro
Caro Gian Ilario, ilarità susciterebbe pure questo tira e molla sui Comuni montani, se l’intera vicenda non comportasse conseguenze serie e una sfiducia tignosa nella capacità di amministrare della classe politica. Nella sostanza ha ragione lei: le parole hanno un significato e non vanno diluite o fraintese. In questo senso la montagna non può essere una maglia da indossare tutte le stagioni, né un feticcio da mostrare orgogliosi quando si accendono i riflettori. Spazio e lunga vita allora alla montagna vera, quella in cui la fatica è un tratto distintivo. Proprio per questo non può essere abbandonata ampliando un recinto in cui alla fine ci sono tutti ma incidendo nulla. (g. bar.)
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