Riforma bocciata. Peccato nessuno si sia dimesso

Lettere al direttore
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Così come Buffon, Gravina e Gattuso, anche Nordio avrebbero dovuto dimettersi. Dichiarare all’indomani della sconfitta del sì al referendum: «Mi assumo la responsabilità della sconfitta» e non dare le dimissioni dà la cifra dello stato di precarietà in cui si trova la politica nel nostro Paese ed il suo tasso di scarsa considerazione per l’intelligenza del corpo elettorale. La buona politica e il buon governo si devono basare su di un rapporto di fiducia con gli elettori. Il cittadino deve pretendere ed ottenere che coloro che stanno al Governo (ministri e sottosegretari) siano persone competenti e corrette. Quando il loro operato viene bocciato, in una «vera» democrazia sostanziale, essi devono dimettersi. Ministri e sottosegretari non sono «eletti», sono nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio, sono delle persone stipendiate e incaricate per fare bene il proprio lavoro e fare funzionare al meglio la complessa macchina dello Stato. Il fatto che di fronte alla «bocciatura» della sua riforma, Nordio abbia ritenuto di non doversene andare è una totale mancanza di rispetto verso gli elettori, sembra dire «a me di quel che pensate voi, cari cittadini, non interessa nulla, io sono io e voi non siete un...». Una buona convivenza politica in democrazia, invece, deve essere fatta di un sottile file rouge fatto di «fair play» e buona educazione istituzionale che dovrebbe unire tra di loro i comportamenti formali e informali degli uomini chiamati a gestire gli «affari di Stato» e i cittadini. Le dimissioni, regola poco conosciuta nel nostro Paese, sono quello strumento che rende credibile la politica e rende il «file rouge» che lega politici e cittadini più solido e consistente.

Ludovico Guarneri
Ghedi

Caro Ludovico, in tutta schiettezza, ci lasci dire che non siamo d’accordo. La bocciatura di una riforma ha un significato politico profondo, ma di per sé non contagia tutta l’azione amministrativa. Al ministro Nordio va riconosciuto di averci messo la faccia, com’è giusto che sia, e la sconfitta è già di per sé un’onta. Se avesse rassegnato di sua sponte le dimissioni lo avremmo compreso e pure umanamente stimato, ma pretenderle noi è troppo. (g. bar.)

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