Referendum addio. Pensiamo di votare bene alle elezioni

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Scrivo questa lettera al vostro giornale perché in questi giorni ho riflettuto molto sul comportamento degli italiani e dei politici davanti alla campagna referendaria più incivile della storia repubblicana, e vorrei condividere con i gentili lettori un breve sunto. Al netto della votazione, segreta e personale che ognuno di noi ha espresso nell’urna, questo referendum ci deve poter dare una lezione importante: come non comportarsi quando si esprime la propria personale opinione. La democrazia è un amore molto delicato, che va nutrito di rispetto per le idee diverse dalla propria e deve essere curata nella sostanza, ma con altrettanta attenzione nella forma. Non possiamo sperare in una politica più seria e in dei rappresentanti più autorevoli se noi cittadini, per primi, ci scontriamo quotidianamente l’un l’altro in maniera violenta e volgare. E lo facciamo più di ogni altra cosa sulle due libertà più universali di tutte: la libertà di pensiero e la propria idea di Paese. La politica stessa è lo specchio del Paese e di conseguenza il passo più importante verso una classe dirigente migliore è quello di usare il linguaggio più alto possibile per esprimere la propria visione, e soprattutto essere rispettosi nell’esprimere contrarietà a un’altra opposta. Voltaire ci insegnò che è giusto combattere l’idea del proprio avversario, ma che ci dobbiamo battere affinché il nostro avversario politico possa esprimere sempre liberamente la propria idea. Solo così scopriremo quanto è lontano da noi il modo di fare di questa classe politica, che si conferma la più impreparata e ignava rispetto al grande momento storico che attraversiamo, nel quale necessitiamo di decisioni importanti, a volte vitali. Quando l’anno prossimo saremo chiamati al voto per rinnovare il Parlamento, dovremmo sforzarci di votare nel merito dei programmi politici che verranno proposti, valutarne la fattibilità e scegliere la proposta più affine a ciò che crediamo sia più importante e fondamentale. È difficile riuscire ad accettare che al Governo abbiamo bisogno di persone incisive, autorevoli e spesso profondamente diverse da noi, ma se ne condividiamo i valori, allora dobbiamo avere il coraggio di votare al meglio per l’Italia e non solo per noi stessi. John F. Kennedy descrisse magistralmente tutto questo in una sola frase: «Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese».

Giacomo Dellafiore
Lonato del Garda

Caro Giacomo, quella di Kennedy è una delle frasi più citate e meno applicate della storia. Così come - siamo onesti - l’invito a votare nel merito dei programmi, valutandone la fattibilità. Non funziona in questo modo. Nel nostro mondo ideale, come nel suo, vorremmo fosse così, ma ci abbiamo sbattuto il muso troppe volte, illuderci di nuovo ci è impossibile. La realtà racconta che si vota più con il cuore (e la pancia) che con la testa. Si sceglie di fidarsi (e affidarsi) alle persone più che alle teorie. E si ripetono gli stessi errori, in primis confondere la propaganda con l’azione politica, le promesse con i fatti. Se c’è dunque qualcosa che possiamo fare per il nostro Paese diremmo che è ora di diventare adulti, mantenendo lucidità senza diventare cinici e credendo ai piccoli cambiamenti che trasformano culturalmente le convivenze civili. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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