Ragazzi al bar invece che in classe. I genitori lo sanno?

Lettere al direttore
Lettere al direttore
AA

La disturbo per una strana abitudine di molti studenti di scuole superiori, (professionali, tecnici e licei). Chiunque abita nelle vicinanze di questi, avrà notato che al mattino, molti ragazzi al posto di entrare nelle classi, si ferma beatamente ai tavoli dei bar a consumare, e a chiacchierare (con l’immancabile telefonino che scorre su banalità varie). I genitori sono consapevoli di questo? Non esiste il registro di presenze che annota che questi non sono in classe? Soldi in mano per fare colazione ogni giorno (servono minimo 80 euro al mese). I miei figli solo 7/8 anni fa, frequentavano e mai si sarebbero permessi questo. Considero che ogni generazione ha degli ottimi elementi, ma questi li considero «mani tolte all’agricoltura», facciamoli andare a lavorare, a imparare un mestiere. Sarò banale, ma...

Diego
Artista artigiano, 60 anni

Caro Diego, la dicitura «artista artigiano» ci ha conquistato subito: avrebbe potuto interpellarci a proposito di asini che volano e le avremmo risposto lo stesso. Non di asini però tratta, bensì di coloro che potrebbero diventarlo, stando almeno al modello nel quale siamo cresciuti noi, che esigeva il rispetto sacro dell’autorità, degli orari, della responsabilità, del senso del dovere. Valori che tuttora cerchiamo di insegnare ai nostri figli, prima che a parole, con l’esempio. Venendo alla sua domanda, la risposta è che i genitori, riguardo i loro figli possano sapere tutto, spesso pure troppo. Il nocciolo è se interessa scoprirlo. Perché un conto è saperlo e tollerarlo, un altro disinteressarsene. Per la crescita infatti qualche libertà ai ragazzi è bene concederla. Quello che pare «perso» in realtà è un «tempo guadagnato», in cui ridere, scherzare, ma pure discutere, confrontarsi, condividere sogni e sensazioni. Ammettiamolo: è anche così che siamo diventati grandi noi e nessuno lo sa meglio di un «artista artigiano». Riassumendo: un certo lassismo giovanile infastidisce, ma preoccupa assai più l’accondiscendenza o, peggio, l’indifferenza di quei genitori a cui pare importare poco o nulla. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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