Quel film preferito dal Papa e com’è cambiata l’America

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Pensavo di essere un po’ anacronistico, un po’ fuori dal tempo, ma l’altro giorno ho dovuto ricredermi o almeno mi sono rincuorato; scorrendo i vari canali in tv, mi sono soffermato su un’intervista al Santo Padre, un «oggetto» ancora molto misterioso ai miei occhi di credente ma poco praticante. L’interlocutore intervistandolo chiese al Papa quale fosse il suo film preferito e lui con un sorriso deciso e lo sguardo molto convinto rispose: «La vita è meravigliosa» di Frank Capra. Anch’io con un sorriso deciso e molto convinto ho pensato a quel punto che non fosse più un ufo e mi sono detto: «Caspita! Abbiamo qualcosa in comune!». Da più di quarant’anni aspetto sempre che il mese di dicembre il film venga riproposto e puntualmente anche in queste ultime festività è successo. Chi lo conosce e lo apprezza sa di cosa sto parlando, un film un po’ fantasioso ma di un’umanità incredibile, uno di quei film che ti emoziona ogni volta e che ti fa capire il valore della vita, anche se spesso ti sembra insormontabile e vorresti scappare annullando tutto, il tuo passaggio nella vita, ma anche quello di chi ti sta accanto, di chi hai aiutato o ti ha aiutato. Penso che questo film sia una lezione di vita stupenda perché è vero, la vita è meravigliosa e sono convinto che ogni persona abbia un suo Clarence, un angelo custode che lo aiuta a capirne il valore; è una di quelle favole che ti dà la forza di andare avanti e di sostenere chi ti sta accanto e conta su di te. Da credente e poco praticante penso che questo film sia la più grande lezione cristiana. Un grazie a Frank Capra, al papa e a tutti i Clarence che ci spiegano che, come si vede nel finale del film, ogni volta che suona una campana un angelo si è guadagnato le sue ali.

Gianpietro Dotti
Bagnolo Mella

Caro Giampietro, siamo in tre. Anche noi infatti, se dovessimo scegliere un film preferito, risponderemmo «La vita è meravigliosa». E lo ammettiamo un poco dispiacendoci, notando come l’America nel frattempo sia cambiata e quanto strida ora quel candore che agli occhi dei cinici poteva sembrare ingenuo, eppure per generazioni ha rappresentato un ideale di riferimento e un modello virtuoso d’ispirazione. (g.bar.)

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