Proprio Israele. La storia davvero non insegna

Quando l’indicibile è tra noi il fiume della nostra indifferenza soprassiede a tutto. Al dolore di ciò che è inumano tra noi. Ancora oggi. Ancora oggi. Che si chiami «genocidio», guerra o quant’altro parliamo solamente e tristemente di infinite distese di morte. Di bambini, di madri, di uomini che cercano cibo. A questo è arrivato il criminale governo di Israele. Sotto lo sguardo complice del mondo. Proprio Israele. Come se la storia non insegnasse nulla. «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te». Il peso della memoria come alibi. Il 7 ottobre come rivincita al male. Quanti morti palestinesi per «compensare» quelli israeliani? Non ragionavano così i tedeschi nell’orrore della seconda guerra mondiale? Ridurre la popolazione alla fame non è ciò che fece Stalin? Vedere un bambino con una scodella in mano che chiede cibo ha qualcosa a che fare con la Torah e il Talmud? Vedere un padre che non trova cibo per il proprio figlio e lo vede morire a quale insegnamento religioso appartiene? Sparare alle persone che chiedono un sacco di farina a quale alibi si genuflette? «Dov’è l’Onu?» verrebbe da chiedersi pensando alla Risoluzione 194 del dicembre del 1948? Perché in tutti questi anni Israele e la Palestina e tutto il Medio Oriente sono affogati nelle macerie. Ognuno con la sua incrollabile verità. Il proprio unicum libro sacro. «Dov’è l’uomo?» verrebbe da chiedersi. Sulle spalle del mondo, poi rimangono solo macerie. Infinite dispute fra tiranni che si ergono a salvatori del proprio popolo. Israele pagherà nel futuro un prezzo altissimo e saranno sempre gli innocenti a camminare sul sangue. Che cosa pensate che diventerà un bambino a Gaza che sopravvive e vede questo orrore? Nello sguardo indifferente del mondo tutto si scioglie. Il dittatore sanguinario Putin col clown americano fanno i primattori con l’Europa e i suoi giullari (noi ne abbiamo parecchi in casa nostra) a fare la claque. Si prostrano e si genuflettono. Non hanno il coraggio di alzare la voce. Qui da noi trionfano. Ma il mondo non è da meno. E i risultati dall’Ucraina alla Palestina sono solo fiumi di sangue e macerie.
Angelo BriscioliCapo di Ponte
Caro Angelo, le parole sanno essere medicina, ma nessuna medicina è sufficiente quando un’intera porzione di terra è dilaniata. Proprio per questo rispondiamo raramente alle numerose lettere che affrontano il tema degli orrori della guerra. L’immagine che ci viene in mente è quella del bosco, che osservato da lontano è un enorme ed indistinta distesa verde, mentre più ci si avvicina più si colgono i dettagli, la differenza delle piante, la molteplicità delle essenze, le infinite varietà di colore, la presenza di varie creature... Dare un giudizio sul bosco stando a chilometri di distanza è da sciocchi. Così per noi, seduti nei nostri uffici, sulle nostre poltrone, al caldo o al fresco delle nostre case, sentenziare questo o quello, a seconda delle informazioni che ci arrivano, alle sensibilità che abbiamo, ai pregiudizi che ci orientano. Trovandoci allora disorientati di fronte alla complessità delle vicende, alla banalità della narrazione comune, che privilegia lo sdegno e cavalca l’ondata emotiva, scegliamo il silenzio non per abdicare ad un dovere civico, bensì per distillare ciò che veramente conta. Che si riassume in una sola parola, che - quella sì - non ci stancheremo di ripetere: pace. Il resto conta nulla. (g. bar.)
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