Pronto intervento. Così il nostro Paese si fa davvero onore

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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A volte si parla di questo Paese senza senso di appartenenza, pensando che il nuovo Eldorado sia altrove e che nei nostri territori si possa soltanto vivere il lento declino dello scorrere della vita, senza particolari aspettative. Mi sento invece di dire che, nella notte del 27 febbraio scorso, le Istituzioni si sono prodigate ai massimi livelli; nella fattispecie: il Soccorso Alpino, la Guardia di Finanza, il personale Areu, i Vigili del fuoco, i Carabinieri, i Volontari e tutte le persone coinvolte, sperando di non aver dimenticato nessuno, sono venute in mio soccorso dopo l’allarme lanciato dalla mia famiglia, a seguito di una mia leggerezza nell’intraprendere un’escursione in alta quota sull’Adamello senza fare rientro nei tempi dovuti. La presenza di queste persone sul territorio garantisce la nostra sicurezza, nonché il supporto anche in condizioni difficili. Loro fanno onore all’Italia, consegnandoci un Paese bellissimo, di cui, anche grazie a loro, sono ancora più orgoglioso di far parte.

Fabio Bertocchi

Caro Fabio, di molto, se non di tutto, dubitiamo, tranne che dell’efficienza delle istituzioni che in Italia si occupano di pronto intervento e soccorso. Un merito non estemporaneo, direbbero coloro che fanno di tutta l’erba un fascio, ma sovente azzeccano i giudizi. Sempre loro, probabilmente, lo considererebbero conseguenza diretta del popolo che siamo: sovente pasticcione, con scarsa attitudine alla programmazione, allergico a tutto ciò ch’è serio e rigoroso, ma altresì imbattibile quando si tratta di slancio, di buttare il cuore oltre l’ostacolo, di ovviare con ingegno e scaltrezza ai limiti che abbiamo. In verità, per garantire efficienza, serietà e rigore e programmazione occorrono eccome, dunque istituzioni e volontari che se ne occupano devono essere ammirati il doppio. Magari evitando leggerezze quali la sua (lo scriviamo con affetto), per evitare di dover raccontare in altre pagine, invece che qui, gli sforzi inutili di personale pur tanto valido. (g. bar.)

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