Per donare sangue no a idee azzardate. Ma qualcosa serve

Lo scorso 19 aprile il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo intitolato «Qualche nuova idea per donare il sangue», dedicato al forte aumento dei donatori registrato dall’Avis comunale di Olbia. Le iniziative adottate hanno fatto discutere: weekend a Parigi a estrazione, prestazioni sanitarie gratuite senza lista d’attesa, biglietti per festival e abbonamenti omaggio allo stadio. Non a caso, Avis regionale Sardegna e Avis nazionale hanno preso nettamente le distanze, ribadendo che la donazione di sangue deve restare un gesto libero, volontario, gratuito e disinteressato. Condivido fermamente questa posizione. Da volontario e donatore Avis, considero essenziale che il sangue rimanga un bene non commerciale e che la donazione non venga snaturata da logiche premiali improprie. Detto questo, il caso offre l’opportunità di porre una domanda seria e ineludibile: in una società che invecchia, come si amplia oggi la platea dei donatori? In Italia i donatori rappresentano una quota molto limitata della popolazione, e il tema del coinvolgimento, soprattutto delle nuove generazioni, merita di essere affrontato senza ipocrisie. Difendere la gratuità della donazione è sacrosanto. Altrettanto necessario è trovare strumenti nuovi, equilibrati e coerenti con i valori associativi, perché sempre più persone scelgano di compiere questo gesto di responsabilità civica e solidarietà. Il diritto alla salute non è un gioco a premi, ma il volontariato deve saper trovare nuove strade.
Federico Brembati
Donatore Avisino
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