Per chi suona la campana? Per tutti, sempre

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Avrei una domanda da porvi, prima però vorrei fare un breve cappello. Il mio pensiero si rivolge ai fatti di attualità, in particolare al crescente clima di conflittualità che sembra non lasciare spazio a considerazioni ragionevoli. Nella mia esperienza di metà vita, ho potuto affrontare il concetto di diritti civili sotto molteplici punti di vista. Credo che possa fare un excursus che parte dalle parole del generale Kurtz (l’apocalisse di Francis Ford Coppola), passando per «lo spirito guerrier ch’entro mi rugge», risalendo le coste della coscienza fino ai grandi classici. La mia spirale non vuole avere alcuna accezione, solo riprendere la vexata quaestio di questo secolo breve che non sembra voler cedere il passo, ma per chi suona la campana? L’altare del patriottismo sembra non aver più contraddittorio, ci limitiamo a valutare un quadro complessivo guardandolo da così vicino da perderne il senso. Anche Guernica forse può incutere terrore, seppur l’autore penso volesse soltanto stigmatizzarlo in un panorama più ampio. Oggi tendiamo ad avere una memoria selettiva, ma se pensiamo al Mazzini della Giovane Italia, tutti hanno diritto ad esercitare il proprio dissenso. Alle volte questo passa da parole ed azioni che non sembrano diplomatiche ma sono sorrette dai pilastri dei diritti civili, che ne sorreggono le passioni e limitano i gesti impetuosi. Spero di aver trasmesso lo slancio comunitario e sociale che vorrei capire se alberga ancora in queste menti, rapite per lo più da desideri fugaci e risposte brevi.

Federico Sala
Brescia

Caro Federico, lo slancio lo ha trasmesso senz’altro. Più faticoso invece comprendere senso e domanda che ci rivolge. Ci scuserà dunque se non saremo precisi, prendendo spunto dalla citazione che nella sua lettera ritroviamo: «Per chi suona la campana». Una frase del poeta John Donne, resa ancor più famosa da Ernest Hemingway. La risposta è che la «campana a morto» suona mai per uno, ma per tutti. Le vicende tragiche altrui riguardano ciascuno di noi, appartenendo tutti ad un unico genere umano ed essendo il nostro destino legato inevitabilmente, pur se per vie misteriose e insondabili, a quello degli altri, anche dei più lontani. Una verità che troppo spesso dimentichiamo. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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