Noi, occidentali disorientati e in crisi d’identità

Lettere al direttore
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Nei giorni che precedevano il Natale mi è capitato di attraversare uno dei grandi outlet della nostra provincia. Una visita marginale, diventata invece occasione di osservazione. Non di giudizio, ma di sguardo. Pasolini, prima ancora di essere citato, faceva questo: guardava. Guardava prima che le cose diventassero slogan, prima che fossero addomesticate dalle ideologie. In quell’umanità compressa e inquieta non ho visto nemici dell’Occidente, né eserciti pronti a sostituirci. Ho visto qualcosa di più semplice e più serio: una crisi di identità. Persone non malvagie, ma disorientate, prive di un centro riconoscibile che non fosse il consumo o l’imitazione. Negli ultimi anni si è parlato ossessivamente di declino e di assedio. Eppure Benedetto XVI, una delle menti più lucide nel pensare l’Europa, ricordava che le civiltà non finiscono per aggressione, ma per esaurimento interno, quando smettono di sapere chi sono. Brescia, da questo punto di vista, dovrebbe ricordarselo meglio di altre. Gallica e romana, longobarda e veneziana, austriaca e poi italiana: una città mai «pura», sempre stratificata, concreta, vissuta. Un’identità che non è mai stata una formula, ma un’esperienza. Il Natale, anche letto in modo laico, rimette al centro un dato elementare: la nascita. La storia che avanza non per decreto, non per ideologia, ma perché qualcuno viene al mondo. La realtà precede sempre i progetti che pretendono di governarla. Forse non sta a noi stabilire chi ci sarà domani o quale modello prevarrà. Sta a noi chiederci come esserci: con quale umanità, con quale fedeltà al reale. Perché l’umanità, o è una, o non è. Il Natale, ogni anno, senza retorica, ci restituisce almeno questo criterio. E in tempi confusi, avere un criterio è già molto.

Silvio William Fappani

Caro Silvio, è un bel tema quello che pone. Un tema «alto», in linea con questa giornata di «epifania» e con una sensibilità che è anche la nostra, che più dei nemici esterni temiamo lo svuotamento di ciò che rende forti noi, abitanti di questo spicchio di pianeta, con tanta storia alle spalle e un futuro tutto da costruire. Raccogliamo allora la sua domanda, senza darle una risposta «prêt-à-porter», bensì promettendo di pensarci. Che una nascita quello fa: interroga. (g.bar.)

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