Noi, fieri di essere medici di famiglia. Vi diciamo che...

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Spiace constatare che abbiate preferito dar voce al paziente che si lamenta di un sorriso mancato senza sapere se dietro quella mancanza del suo medico di fiducia ci siano, essendo noi esseri umani e non robot, motivi lavorativi (come appunto il non funzionamento costante dei programmi informatici che dobbiamo utilizzare per lavorare), o legati magari al paziente precedente a lei, perché spesso abbiamo a che fare con persone arroganti che pretendono da noi che facciamo quello che ci dicono e basta senza avere un giudizio clinico o una visita ben fatta. O a motivi legati a una brutta diagnosi che ha dovuto emettere nei confronti di qualcuno o purtroppo anche si, a motivi personali. Sa abbiamo anche noi una vita che delle volte ci rende meno socievoli e, anche se non dovrebbe, capitano le giornate storte a tutti. La differenze è che noi lavoriamo con gente che soffre e questo cerchiamo di ricordarcelo sempre. Ma del resto, come ha scritto la sua lettrice, siamo solo deputati a far ricette no? Così è la visione della medicina di base dei più, e evidentemente anche quella che si vuol dare sul suo giornale.

Martina Rizzi

Scrivo dopo aver letto la lettera «che brutta cosa il medico che visita senza un sorriso». Sono una medica di famiglia, una di quelli che ogni giorno visita tanti pazienti. Come tutti, cerco di fare il mio lavoro ogni giorno con ascolto, empatia, attenzione, dedicando il massimo della mia professionalità anche quando il paziente è maleducato, arrabbiato, frustrato. E magari lo faccio dopo una notte insonne perché la sera prima ho fatto un turno extra, perché il sistema informatico regionale non funziona da giorni, perché il periodo influenzale mette alla prova chiunque, perché ho 1.600 assistiti di cui molti con tante patologie, perché la vita di ciascuno a volte è più complicata delle 8 (9, 10, 11...) ore al lavoro... E come cerco di accogliere il paziente con tutto il suo «carico umano», spero sempre che anche il paziente veda l’umano che si nasconde dietro il professionista, a volte stanco, pensieroso, arrabbiato. Ma lì, presente, «a fare le ricette senza nemmeno un sorriso». Pretendiamo medici sempre sorridenti perfetti scattanti prestazionali? O professionisti semplicemente a volte pensierosi per le situazioni di altri pazienti, magari affaticati da altro, magari semplicemente umani. Che bello sarebbe stato, invece che dedicare il proprio tempo a scrivere una lettera al giornale, chiedere a quel medico «dottore, lei come sta?». Ma forse questa è solo retorica. Allora però diciamoci che è vuota retorica anche questa visione romantica del medico condotto, disponibile h24, che amava talmente il suo lavoro che oltre a curare la nonna faceva anche il veterinario. Ricordo che lo si andava a prendere in calesse, toglieva i denti a casa con la tenaglia e, ah si, lo si pagava. Forse è questo che ci meritiamo. Una medicina territoriale servizievole, che non faccia tanti problemi per una semplice ricetta, e che ce la porga con un sorriso smagliante. Al prezzo di mercato, ovviamente.

Elisabetta Domenighini
Mmg Ospitaletto

Carissime, comprendiamo l’amarezza, al pari della frustrazione per le molte cose che non vanno e per come i pazienti perdano sempre più... la pazienza. Proprio per questo l’altro giorno, nella risposta alla lettrice che lamentava l’apatica indifferenza del proprio medico, siamo stati chiari: non facciamo di tutta l’erba un fascio. Evidenziamo perciò volentieri la vostra replica: siete esempio e portavoce dei molti medici che non espletano soltanto pratiche burocratiche e si «prendono cura» davvero, vivendo la loro professione con passione, mettendoci cuore, oltre che tempo. Proprio per questo, per noi, siete «di fiducia». Una fiducia che avete saputo conquistarvi. E siamo dalla vostra parte, sempre. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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