No al ritorno dello statalismo. Fa male all’Italia

Negli ultimi anni stiamo assistendo in Italia al ritorno di un «neo statalismo» che è foriero di pessimi risultati. Non voglio citare i grandi politici, economisti, filosofi della storia degli ultimi duecento anni che ci hanno messo in guardia dai disastri di quest’approccio. Malgrado tutta questa produzione di studi, dati, cultura, oggi possiamo notare quanto siamo entrati in controtendenza. Ricordo una straordinaria copertina del «Sabato», periodico fondamentale per fare conoscere il principio di sussidiarietà, con il titolo «Meno Stato, più società civile». Oggi a tutti i livelli, a partire dagli enti locali per arrivare a tutte le tentacolari diramazioni dello Stato, si assiste a una corsa all’allargamento delle piante organiche, all’aumento delle spese di parte corrente, e al conseguente aumento della tassazione diretta (Irap e via per le decine di tasse, Iva che credo sia fra le più alte del mondo occidentale, accise e le centinaia di altre gabelle). Se tutto questo avvenisse per avere servizi, strade, cure efficienti, credo che noi cittadini non avremmo nulla da ridire, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti, per avere un passaporto... mesi, per rifare una carta di identità tempi lunghissimi, le strade che sono diventate piene di strumenti per vessare con le multe gli automobilisti, sono un pericolo permanente in quanto piene di buche, segnaletica inesistente, le cure... Ecco permettetemi di dire che in Italia manca una vera, profonda, storicizzata cultura liberale, mancano luoghi di confronto e studio di strumenti, metodologie e politiche liberali, mancano scuole di formazione per dirigenti della Pubblica Amministrazione, politici, amministratori di aziende pubbliche o para pubbliche che formino al vero pensiero liberale. In Italia negli anni ’80, a differenza di Usa, Gran Bretagna e Germania, è mancata una vera svolta liberale e oggi ne stiamo ancora pagando le conseguenze. Credo anche che sia evidente che oltre il 50% dei cittadini italiani non si recano più alle urne e anche questo non è un caso.
Massimo CavagniniOspitaletto
Caro Massimo, la sua è un’analisi severa e condivisibile di un fenomeno non inedito. Nel mondo contemporaneo quella dello Stato è un’invadenza «sali e scendi». In Italia a lunghi periodi di grande intervento si alternano fasi brevi e spesso raffazzonate di risacca. Attualmente, per una coincidenza di fattori - dal Covid alle crisi internazionali - il cordone dell’attenzione per i conti pubblici s’è allentato e accade ciò che lei denuncia: l’aumento della spesa corrente, assunzioni non più contingentate (tranne che per gli enti locali), ricorso a una tassazione maggiore. Il nostro Paese, in questo, fatica più di altri ad esercitare la virtù della continenza, perciò accettiamo volentieri la sua provocazione. Discuterne laicamente, senza cioè difesa di interessi particolari o rendite di posizione, è un dovere civico per i singoli cittadini e ancor più per i politici. Ogni parere è gradito. (g.bar.)
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