Lettere al direttore

Nella cadente notte benedici chi veglia in armi sul mare

Anni fa al largo delle Canarie, mentre la nave sulla quale ero imbarcato come passeggero era in rotta per l’Italia, potei godere per parecchi minuti di uno spettacolo che mi riportò agli anni delle antiche marinerie: a vele spiegate, navigando di controbordo, apparve Nave Vespucci, il veliero Scuola della Marina Militare italiana. A riportarmi a quella lontana emozione è stato il programma di Rai Storia. Varata nel Regio cantiere di Castellamare di Stabia nel 1931, è un tre alberi di 101 metri di lunghezza, 4.300 tonnellate di stazza, mosso da 3.000 metri quadri di vele. Ovunque si rechi nel mondo a portare il nome d’Italia, desta incondizionata ammirazione. Curiosamente il programma è proseguito con la fanfara di Nave Vespucci che, nel corso della sosta in un porto italiano dell’Adriatico, ha suonato una canzone che io, ma non solo, ho cantato nel 1940: «Sfiorando l’onde nere nella fitta oscurità, dalle torrette fiere ogni sguardo attento sta, dai porti inaccessibili partono i sommergibili, cuori e motori d’assaltatori verso l’immensità, andar pel vasto mar...». Il programma televisivo ha avuto termine mostrando aspetti della nave e momenti di vita dei cadetti, concludendo con la preghiera del Marinaio di Antonio Fogazzaro: «... Benedici o Signore le nostre case lontane, le care genti. Benedici nella cadente notte il riposo del popolo, benedici noi che per esso vegliamo in armi sul mare. Benedici».

Paolo Minucci Teoni

Brescia

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