Multa notificata tramite Pec. L’ho pagata cara

Desidero portare all’attenzione dei lettori una vicenda personale che, a mio avviso, merita una riflessione sulle modalità con cui vengono gestite e comunicate le sanzioni amministrative in particolare dalla Polizia Provinciale di Brescia. Il 29 giugno 2025 ho superato il limite di velocità sulla Strada Provinciale SpBS 510 Sebina Orientale, all’altezza di Rodengo Saiano. Il 4 agosto 2025 la multa mi è stata notificata via Pec. Utilizzando però la posta elettronica certificata solo sporadicamente - di fatto una volta all’anno, per il bollettino di iscrizione al mio ordine professionale - mi sono accorto della comunicazione soltanto il 4 febbraio 2026. A quel punto il termine per il pagamento era scaduto e, nel frattempo, in data 5 dicembre 2025 mi era stata comminata una seconda sanzione per la mancata comunicazione del nominativo del conducente ai fini della decurtazione dei punti. Se non avessi aperto la Pec il 4 febbraio, sarebbero trascorsi i 60 giorni utili e mi sarei trovato a dover pagare 589,00 euro anziché i 297,00 previsti tra il 6° e il 60° giorno. Solo dopo un mio diretto contatto con l’Ente mi è stato trasmesso il bollettino relativo alla prima sanzione, quella per eccesso di velocità: ulteriori 353,50 euro. In totale, sono passato dalla possibilità di pagare 127,60 euro con la decurtazione di tre punti (se avessi letto tempestivamente la Pec) a un importo complessivo di 650,50 euro. Ho chiesto chiarimenti sul motivo per cui la notifica fosse avvenuta esclusivamente via Pec e non tramite raccomandata. Mi è stato risposto che la procedura è perfettamente legittima: se un professionista possiede una Pec registrata in un pubblico elenco, l’Ente può utilizzarla per le notifiche. La legge lo consente, ma viene da chiedersi se tutto ciò che è formalmente corretto sia anche sostanzialmente equo e ragionevole. È indubbio che l’errore originario sia stato mio: prima per l’eccesso di velocità, poi - probabilmente - per non aver controllato con maggiore regolarità la Pec. Nutro il massimo rispetto per le Istituzioni, anche in ragione del mio lavoro per la Commissione Europea, e sono convinto che la funzione della sanzione debba essere quella di promuovere il rispetto delle regole e favorire comportamenti conformi alla normativa. Tuttavia, modalità comunicative frammentarie e automatismi che moltiplicano gli importi rischiano di trasformare una sanzione in un meccanismo meramente esattivo, amplificando in modo sproporzionato una semplice infrazione del Codice della Strada. L’impatto economico finale può risultare pesante e finire per alimentare sfiducia nei confronti delle istituzioni. A ciò si aggiunge l’impossibilità di interloquire direttamente con un referente dell’Ente, essendo previsto esclusivamente il contatto tramite call center, modalità che non facilita né la comprensione né la risoluzione dei problemi. Confido che episodi come questo possano stimolare una riflessione sulla necessità di maggiore trasparenza, chiarezza e accessibilità nei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione.
Andrea BedogniCaro Andrea, ricordiamo una frase sottolineata più volte con l’evidenziatore giallo sul celebre manuale di diritto privato Torrente - Schlesinger: «Non omne quod licet, honestus est». Non tutto ciò che è lecito è onesto. Vale anche per la pubblica amministrazione. Alla sua testimonianza non abbiamo dunque nulla da aggiungere. Confidando che i funzionari della pubblica amministrazione ricordino di essere anch’essi cittadini e non burocrati a sangue freddo. (g. bar.)
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