Mio nipote aggredito perché mulatto

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Sono un’insegnante in pensione e nonna di due splendidi nipotini: Juri e James (nomi di fantasia, ovviamente), il primo di sei anni ed il secondo di quattro mesi. Le scrivo questa lettera perché avendo lavorato tanti anni con i bambini sono consapevole che ogni esperienza, positiva o negativa, vissuta dai piccoli rimanga nella loro memoria e li aiuti a formare la propria personalità, ma anche che la violenza nei loro confronti, di qualsiasi tipo, vada segnalata e stigmatizzata. Mia figlia, madre dei due piccoli, si trovava in vacanza con la sua famiglia nel paese natio del suo nonno: Capovalle. Un paese tranquillo che l’ha vista crescere, ed ora anche i suoi bambini possono vivere la serenità dei boschi e respirare il buon profumo del fieno. Pochi giorni fa la famigliola decise di recarsi alla vicina Cima Rest, Comune di Magasa nel Parco Alto Garda Bresciano, per mostrare a Juri i fienili testimoni di una cultura molto antica. In attesa dell’ora di pranzo passeggiavano per ammirare lo stupendo scenario della Valvestino e Juri precedeva il gruppo di qualche metro; in attesa dell’arrivo degli altri si appoggiava alla recinzione di una casa limitrofa alla strada. A quel punto uscì dalla casa un uomo urlando: «Va a casa tua stupido n... di m...» ed altri improperi. Mio nipote è mulatto! Il bambino non comprende l’ira furiosa di quest’uomo e rimane impietrito. La mamma sentendo le grida accorre ed interviene chiedendo rispetto per il bimbo, ma l’uomo continua ad insultare e accenna di tornare in casa minacciando di armarsi di bastone o altro. Mia figlia è spaventatissima a sua volta ma in quel momento arriva il suo compagno con i loro grossi cani al guinzaglio. Solo allora l’uomo si ferma e non potendo sfogare ulteriormente la sua ira razzista contro il piccolo torna in casa. Mentre descrivo l’episodio sono tante le riflessioni che vorrei condividere; mi limito alla prima: a forza di sentire ripetere quelle frasi anche dai nostri «governanti» le persone più grezze si sentono autorizzate ad usarle, anche nei confronti di bambini indifesi. Il rammarico per questa inciviltà è ancora più grande per il fatto che i nonni del piccolo Juri (entrambi maestri) hanno a suo tempo insegnato proprio in Valvestino, profondendo sacrifici ed impegno per un maggior senso di civiltà ed educazione, magari proprio ai nonni dell’energumeno; ora i valori e gli atteggiamenti sembrano purtroppo di segno opposto, mi auguro solo da parte di qualcuno. Concludo precisando che il piccolo Juri, nato a Manerbio, amatissimo da famigliari ed amici è a casa sua!

Lettera Firmata

Carissima, non c’è bisogno di precisare alcunché, perché la vicenda è limpida come l’acqua di uno dei corsi d’acqua che scorrono nei boschi in Valvestino. L’uomo che ha inveito ed urlato ed offeso non va compreso, bensì - per differenziarsi davvero da lui - perdonato. Certi che la sua colpa la espia già, come avviene a tutti gli irosi e i biliosi. Voi infatti ve ne siete tornati a casa, mentre lui resta in compagnia del proprio rancore sempre, ventiquattro ore al giorno. Un abbraccio a lei e una carezza a suo nipote, sapendo che egli ha vissuto una disavventura spiacevole, ma istruttiva, perché ora sa a chi non deve assomigliare, mai. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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