Mia zia truffata. Così nel fango siamo finiti tutti

Nelle scorse settimane mia zia, un soggetto fragile, che da anni, con fortune alterne, sta affrontando un percorso di riabilitazione psichiatrica, è stata truffata, ritrovandosi con il conto svuotato. In questo gioco di parti che è la società odierna una percentuale infinitesimale di persone accumula sempre più beni, mentre gli altri si arrabattano nel fango. Ed è nel fango che scopri la misura della tua dignità. Alcuni si distinguono per gesti di grande solidarietà, un punto luce nel buio dell’acquitrino. Altri pensano solo ad abbattere alberi contorti e strappare virgulti affannati, accrescendo la desolazione che ci circonda. Una guerra tra poveri, condotta per meschinità, forse, per solitudine, disperazione, mestizia, perché non vedono un altro nel buio, perché abbiamo fallito tutti nel costruirlo assieme quel sentiero. Non è un caso che i truffatori colpiscano i soggetti fragili. Sanno chi sono, dove trovarli, come raggirarli. Questi gesti non creano solo un danno economico, il più evidente se ci fermiamo all’ottica della sopravvivenza. Queste persone hanno preso la testa di una persona che stava lottando per riemergere e l’hanno spinta giù, ad affogare di nuovo, a inghiottire la bile nera. Di nuovo mia zia tornerà a non poter riempire i polmoni di aria fresca, udire il piacere della musica che scivola dalle orecchie giù nell’anima, assaporare l’esplosione dei sapori sotto la lingua, abbeverarsi della luce con gli occhi. Di nuovo la bruma nera della depressione cancellerà tutto. Ma non è caduta solo lei. È stata strappata alle braccia di coloro che la sorreggevano, che cercavano di aiutarla a risollevarsi. Noi, la sua famiglia, i suoi amici, i professionisti che l’assistono con una dedizione che va ben oltre il mero guadagnarsi uno stipendio, l’istituzione di cui i truffatori han rubato il volto per raggirare coloro che dovevano difendere. Abbiamo fallito tutti. Siamo sprofondati di nuovo tutti con lei. Anni di percorso da ricominciare da capo, tutti insieme. Perché noi non molleremo. Lei non mollerà. Non glielo permetteremo. Perché c’è sempre una speranza. Anche per i truffatori, che non giudico con cattiveria ma solo con un’immensa angoscia. Perché so che per quanto si siano resi protagonisti di un gesto ignobile, quello stesso gesto li tormenterà nelle ore di sonno, quando le giustificazioni personali collassano e ti ritrovi a tu per tu con lo specchio nero di ciò che hai scelto di essere e di agire. Perché so che se anche loro camminano qualche centimetro fuori dal fango rispetto a noi che combattiamo con mia zia, stanno avanzando verso il nulla, verso la parte più nera dalla palude, che li porterà solo a essere più soli, con più soldi e meno dignità. Proteggete i vostri cari e quelli di altre persone. Fate scudo comune. Sorreggetevi l’un l’altro, gomito a gomito. Lasciate perdere il profitto, perseguite la vita. Non provate rabbia ma pietà per coloro che si macchiano di questi gesti disumani. Solo così usciremo dalla palude.
Corrado TregambeBrescia
Caro Corrado, le canaglie esisteranno sempre e «fare scudo» comune è l’unica protezione, vitale per le persone più fragili. Nella vicenda in sé non entriamo, limitandoci ad ascoltare. Un’unica nota: se coloro di cui parla sono davvero «truffatori», non si illuda che perderanno ore di sonno o si arrovellino un giorno nel pentimento. I primi a cadere nel loro inganno sono essi stessi, per cui le redenzioni sono rarissime. Meglio concentrarci sul riconoscerli prima che facciano danni e contenerli. Un abbraccio, fortissimo, a sua zia. (g. bar.)
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