Volevo condividere con voi e con i vostri lettori una riflessione. Sono amministratore nel mio Comune da più di dodici anni e di difficoltà ne ho e ne dovrò ancora affrontare. Ma ti rendi conto che ci sono cose più importanti dei problemi che ogni giorno ci sembrano insormontabili. Mercoledì è mancato un amico, Massimo Licini. Abitava a Nave. Era medico e medico anche della nostra sezione dell’Avis. L’ho conosciuto lì, più di vent’anni fa. Aveva 60 anni e da tanti anni combatteva contro la leucemia. Purtroppo questa malattia la conosco anch’io: trent’anni fa ha portato via anche mio papà a soli 52 anni. Massimo veniva in sezione a visitare noi donatori. Sapeva benissimo quanto fosse importante il dono del sangue, non solo come medico ma anche come ricevente. Il sangue non si crea in laboratorio: è un dono che arriva dai volontari, che ringrazio di cuore ma che purtroppo sono sempre di meno. Ogni volta che incontravo Massimo aveva un sorriso. Ci accomunava anche la passione per la pallacanestro. L’ultima volta l’ho visto al palazzetto, a tifare la Leonessa. Come sempre abbiamo scambiato due battute. Gli chiedevo come stava e lui rispondeva che andava bene, sempre sereno, anche se sapeva che quella «amica sgradevole» faceva ormai parte della sua vita. Massimo ci ha lasciato una lezione senza volerlo insegnare: anche nel momento più difficile ha scelto leggerezza, dignità, sorriso. Ci fa capire quanto spesso ingigantiamo i nostri piccoli problemi quotidiani, quelli amministrativi, quelli che sembrano grandi solo perché sono i nostri. Poi ti trovi davanti a una storia come la sua e capisci che nella vita c’è altro. C’è il modo in cui affronti la fatica. C’è la forza di non scaricarla sugli altri. C’è l’amore per quello che fai, anche quando è dura. Ai suoi familiari va il pensiero più grande. A Massimo va la gratitudine per averci ricordato che il sorriso è una scelta. Sempre. E a noi resta un impegno concreto: donare il sangue è importantissimo. Se puoi, vai a donare. Non serve essere eroi. Gli eroi sono quelli come Massimo o come i suoi familiari! Basta un’ora del tuo tempo e un gesto che Massimo avrebbe apprezzato più di mille parole. Grazie Massimo, con affetto.
Cesare
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia


