Lo spettacolo sull’Iran della Sala meritava spazio

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Sono un assiduo lettore, insieme al resto della mia famiglia, del vostro quotidiano di cui apprezziamo lo stile e la completezza dell’informazione sia a livello locale che, nel limite delle possibilità che avete essendo voi una testata locale, a livello nazionale ed estero. Scrivo perciò per segnalare una cosa che stride con la premessa fatta: sabato 7 febbraio al Teatro Sociale io e mia figlia abbiamo assistito allo spettacolo «Una notte a Teheran» di Cecilia Sala. La giornalista raccontava, con l’accompagnamento musicale e un’ottima presentazione grafica, del suo breve periodo di prigionia nel famigerato carcere di Evin a causa della sua attività di informazione sulle proteste interne al regime teocratico che calpesta i principali diritti umani soprattutto delle donne e delle minoranze. Toccanti e, a volte, agghiaccianti i racconti anche dei contatti iraniani della giornalista (tutti giovani impegnati nelle proteste) sulla situazione drammatica e sulla poca conoscenza che si ha all’estero di questa situazione. È stato quindi con stupore che ci siamo accorti che non era stata pubblicata sul «nostro» giornale nessuna notizia sullo spettacolo e nemmeno una recensione. Sicuramente non potete essere dappertutto e chi organizza questi eventi farebbe bene a contattarvi perché possiate informare i lettori su un evento che noi giudichiamo importante. Per la cronaca il teatro era gremito con persone di tutte le età (molti giovani interessati nonostante la pessima reputazione che si vuole affibbiare) che, come noi, volevano informarsi sulla situazione e non «girarsi dall’altra parte». La nostra è una critica costruttiva affinché in futuro vengano pubblicizzati eventi di questa caratura culturale che la città offre.

GIULIANO Mossoni
Brozzo

Caro Giuliano, le critiche ci interessano sempre, quelle costruttive di più. E non ci stupisce che Cecilia Sala sia stata brava a informare e sensibilizzare, né che la sala fosse gremita anche di molti giovani (ci saluti sua figlia, che ad intuito crediamo somigli alla nostra). Perciò ci spiace, ma ci spiace proprio, non averne dato riscontro, ma ancor più ammettere che non è e non sarà l’unica omissione. Per fortuna infatti Brescia è una città prodiga di offerte culturali e un giornale, pur grande e attento che sia, è arduo riesca a dar conto puntualmente di tutto. Occorre decidere e decidere, lo dice l’etimologia della parola stessa, significa altresì «tagliare». Ciò che ci sta a cuore è ribadire che le scelte avvengono sempre in buona fede. A volte si sbaglia, a volte si scontenta, a volte intervengono contrattempi, a volte - speriamo spesso - ci si azzecca. Mai comunque riducendosi a bollettino e cercando sempre di promuovere servizio di spirito critico e cultura. Un abbraccio (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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