L’intelligenza artificiale peggiora Viva la scrittura

L’irruzione della cosiddetta «realtà aumentata», resa veloce e confusa dalla pervasiva più avanzata tecnocrazia, paradossalmente definita come intelligenza artificiale (GenAI), è in sleale concorrenza con quella data all’uomo dalla natura. Si possono cambiare strutture e funzioni sulla base degli stimoli forniti dalle informazioni, dalle emozioni e dalla lingua parlata e scritta. Linguaggi tutti che però ora risultano impoveriti e ibridati dal primato dell’inglesismo, della globalizzazione e dall’AI. Allora anche queste mie riflessioni sono destinate a restare intonse su un qualche polveroso scaffale, oppure magari messe lì a margine di scrivanie interamente occupate da computer e da videogiochi. Sono sempre più convinto che, per ostacolare il diffuso analfabetismo funzionale o di ritorno, infallibile strumento a disposizione della classe dominante di turno, attraverso l’uso e l’abuso di informazioni manipolate e deviate, non ci resta che aprire gli occhi e metterci al riparo da queste insidie, coltivando l’effetto liberatorio e salvifico della cultura. Si può dunque osservare che, dando il primato alle immagini sfuggenti e ai suoni diffusi dal cellulare, a discapito di ciò che è scritto su carta, viene evaporata nel regno dell’impalpabile la formazione riflessiva. È noto che la scrittura mette in comunicazioni persone lontane e vicine, espande la mente e nutre l’anima, agisce sull’inconscio, offrendo rifugio, stimolando l’empatia e migliorando le capacità relazionali e cognitive. È l’antidoto al deterioramento fisico o morale, all’imbarbarimento della psiche e alla mancanza di sentimenti o creatività. Essa, inoltre, acuisce e affina le tecniche di memorizzazione, riduce lo stress, migliora le conoscenze, amplia il bagaglio linguistico, rende più forte la capacità analitica del pensiero, perfeziona le abilità di scrittura.
Giuseppe GorrusoRiproduzione riservata © Giornale di Brescia
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