L’incubo familiare di un (ex) marito giocatore patologico
Solo alcuni giorni fa si festeggiava la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ed è stato per me un momento per riflettere. Nella stessa giornata si legge un fatto di cronaca, l’ennesimo, un padre abbandona in auto due bambine di due anni e otto mesi, per andare a giocare alle slot. Un incubo che ritorna e di cui ho veramente paura. Ho un bambino di soli quattro anni e sto affrontando una separazione molto difficile, sofferta. «Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo». Il famoso incipit del romanzo di Tolstoj, Anna Karenina, mi aiuta a introdurre la storia di una particolare famiglia infelice, la mia, la famiglia di un giocatore d’azzardo patologico. Quello che per me è il mio ex marito ha infilato un euro in quelle maledette macchinette e il tintinnare di monete lo ha fatto saltare dalla contentezza. Con un euro si è fatto i suoi stipendi e tutti i miei risparmi accantonati per acquistare la nostra casa... quasi diecimila euro in un paio di mesi. Voglio ancora credere che non immaginasse che quell’euro stava cominciando a cancellare la sua anima di uomo, di padre, di marito. Nell’ultimo periodo insieme c’era un clima ostile. Le liti erano frequentissime. Molto spesso era anche violento fisicamente. Non c’era affetto. L’equilibrio mentale ci era negato, non c’era l’armonia e il calore di una famiglia normale e mio figlio ha assorbito tutto. Lui sta bene di famiglia, ha un lavoro come pizzaiolo e nel luglio del 2016 scopro che lui butta via i soldi nelle slot machine. Sono delusa, allibita, triste. Come può buttare via i soldi così, come può buttare una famiglia così... E io mi trovo sola, con un bambino di quattro anni, una rata del mutuo di 612 euro e nemmeno un centesimo sul conto corrente. Ritorno a casa dai miei, persone meravigliose che danno da mangiare a me e a mio figlio fino all’arrivo dello stipendio. Questi mesi sono stati sempre più duri, attacchi verbali come la derisione, la molestia verbale, l’insulto, la denigrazione, sono all’ordine del giorno. Non c’è limite alle conseguenze che la dipendenza da slot machine, gioco d’azzardo può portare. Perdita di proprietà, case, macchine e lavoro, ma soprattutto perdita della propria vita, della propria dignità e amore proprio. Ma la mia più grande preoccupazione è quando lui ha il mio bambino, ho sempre paura che lo dimentichi in macchina per giocare alle slot o peggio ancora si metta alla guida sotto l’effetto di alcol o altro... si perché oltre ad essere un giocatore d’azzardo patologico ho scoperto in questi mesi che ha altre dipendenze. Stare vicino a persone come il mio ex marito è difficile. Perdono ogni legame, ogni valore. Nessuno può fare qualcosa, se non nasce in loro la voglia di cambiare. A lungo ho pensato come mai mio marito avesse questo problema, quale trauma avesse subito. Perse il padre a soli 16 anni e si ritrovò, figlio maggiore, a vestire i panni dell’uomo di famiglia. Venne responsabilizzato e privato di un’adolescenza e una giovinezza spensierata. Così, ormai diventato adulto, ha trovato nel gioco il suo modo di evadere, il suo mezzo di ribellione. Loro saranno vittime di una dipendenza, ma è loro la decisione di sedersi e giocare. Le vere vittime sono le famiglie, che loro malgrado si ritrovano ad affrontare situazioni che non hanno scelto. Verso quello che ormai considero ex marito, perché per me non è più nessuno, provo solo una grande compassione.
// L.P. Gentile lettrice, grazie per aver voluto condividere in modo così diretto e sincero la sua testimonianza. Che conferma una volta di più quanto il problema della ludopatia non sia affatto da prendere alla leggera, soprattutto per gli effetti che tale dipendenza individuale provoca in una famiglia. Né si può pensare che a risolvere il problema possano bastare normative e regolamenti su sedi e orari di gioco. Questi ultimi sono fattori importanti della partita contro la ludopatia, ma perché risultino vincenti occorre l’impegno coordinato e costante di famiglie, istituzioni e associazioni. Convinzione che mi pare stia sempre più maturando anche qui da noi. (g.c.)Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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