Lettere al direttore

Lettere al GdB. Vi racconto perché le scrivo e spedisco

Ogni mattina, acquistando il Giornale di Brescia, comincio dall’ultima pagina: cerco una mia lettera. È un piccolo rito che alimenta l’orgoglio, attenua le mie insicurezze e, soprattutto, soddisfa una certa vanità. Poi la inoltro a due o tre amici fidati, quelli che ancora mi sopportano, sperando che tra un sorriso e una battuta sappiano offrirmi qualche spunto per la successiva. È un gioco un po’ narcisistico che nasconde qualcosa di più serio: il bisogno di esserci, di partecipare, di non restare spettatori. Ho letto con interesse l’articolo dedicato alla comunità di chi scrive al direttore. In quelle righe mi sono riconosciuto. Non tanto nelle parole, quanto nell’idea di fondo: esiste ancora uno spazio dove il cittadino può prendersi il tempo di pensare, argomentare, testimoniare. Viviamo di commenti rapidi, spesso urlati e senza memoria, per cui la lettera resta un atto diverso. Richiede una certa disciplina, un minimo di responsabilità, talvolta anche il coraggio di accettare di non essere pubblicati. Alla fine è una forma di educazione civile. Grazie Direttore!

Giulio Treccani

Gavardo

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