Le sfide del futuro e la rilevanza degli studi classici

Lettere al direttore
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Ho letto i dati sulle iscrizioni alle scuole superiori della nostra provincia per il prossimo anno scolastico e le testimonianze dedicate al liceo classico pubblicate dal giornale. Colpisce la percentuale ormai residuale di studenti che scelgono questo percorso. Una tendenza che sembra riflettere una narrazione forse troppo semplicistica: quella secondo cui il futuro appartenga esclusivamente alle discipline Stem. Scrivo da ex studente del Liceo Classico Arnaldo - che considero una delle esperienze formative più decisive della mia vita - e proprio in questa prospettiva ritengo quella scelta più attuale che mai. Viviamo in un’epoca in cui le macchine sono sempre più eccellenti nel calcolo e nell’automazione. Ma ciò che resta profondamente umano - e difficilmente replicabile - è la capacità critica, interpretativa, argomentativa. Ed è precisamente questa che il liceo classico allena ogni giorno attraverso il greco, il latino, la filosofia, la letteratura. C’è un paradosso che merita attenzione: i percorsi percepiti come più «spendibili» sono spesso i più esposti all’automazione. Le competenze tecniche si apprendono rapidamente, e le macchine le replicano ancora più in fretta. Le competenze umanistiche - interpretare, argomentare, costruire senso nella complessità - hanno un valore che cresce nel tempo e che nessun algoritmo può eguagliare. Dal management all’ingegneria sono innumerevoli le carriere di rilievo costruite su una solida formazione classica. Non perché il liceo classico fornisca risposte pronte, ma perché insegna a porre le domande giuste - la competenza che l’era dell’Intelligenza artificiale richiederà sempre di più. Molto dipenderà anche dalla qualità dei docenti: ho avuto la fortuna di incontrare professori capaci di trasmettere autentica passione per il latino, il greco e la letteratura, facendomi intuire come il pensiero degli antichi continui a parlare al presente. Ho due figli piccoli, ma si cerca già di trasmettere loro il valore della classicità, dalla lettura dei miti alle esperienze tra la Brixia romana e il Museo di Santa Giulia. La curiosità per le radici rappresenta il miglior punto di partenza per affrontare il futuro. Più che rincorrere le mode, dovremmo promuovere con maggiore convinzione una scuola che non prepara soltanto a un lavoro, ma forma persone capaci di affrontare - e guidare - il cambiamento.

Marco De Paolis

Ex studente del Liceo Classico Arnaldo di Brescia


Caro Marco, le sue considerazioni sono le nostre. In un mondo sempre più tecnologico, individuare e coltivare ciò che è «profondamente umano», a cominciare dalla capacità «critica, interpretativa, argomentativa», è la scommessa che a suo tempo abbiamo consigliato ai nostri figli - ormai grandi - quando erano piccoli, come ora i suoi. Che poi, per farlo, si passi per il Classico o per altre scuole o per una facoltà universitaria o per una formazione personale, poco importa. Esistono percorsi privilegiati, è vero, ma a contare è il risultato e la sensibilità che, negli anni, ciascuno sviluppa come essere umano. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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