Lavoratori precari. Capiamo insieme chi sono davvero

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Vi scrivo in merito a un ampio articolo pubblicato sul giornale lo scorso 19 febbraio il cui richiamo in prima recita «Precari a tempo indeterminato». L’articolo si riferisce all’«inchiesta» della Nidil Cgil sul lavoro in somministrazione condotta sul territorio bresciano. Val la pena ribadire, come ho avuto occasione di sottolineare anche durante l’evento pubblico di presentazione dei dati, che monitorare il lavoro e il lavoro in somministrazione è sempre utile per avere assieme maggiore contezza dei fenomeni e intervenire laddove si evidenziassero delle storture specifiche o strutturali. Quel che, invece, pare emergere in questo caso, come per la verità anche in occasioni precedenti, è una forzatura dell’«inchiesta», prima ancora che dell’articolo, in una direzione sensazionalistica che tradisce quanto emerge prima di tutto dagli stessi dati presentati da Nidil. In primis va evidenziato che gli intervistati, tutti iscritti al sindacato, si dicono nell’80,5% dei casi complessivamente soddisfatti o molto soddisfatti per le condizioni di lavoro con le Agenzie. Nel pezzo il riferimento è così veloce che risulta funzionale solo a ulteriori evidenze critiche. Il 68% degli intervistati, poi, considera il rapporto di lavoro che ha, in somministrazione, come paritario (67,7%) o addirittura migliore (16,9%) rispetto a quello dei colleghi alle dirette dipendenze dell’azienda presso la quale sono impiegati. Questi dati, letti con gli occhiali migliori, ovvero quelli della relatività e del confronto, aprirebbero a riflessioni più articolate rispetto al mero titolo a sensazione e alla denuncia, pure necessaria, dei casi di mal funzionamento. Il lavoro tramite Agenzia per come è stato concepito dal legislatore in Italia e per come è regolato anche attraverso il Contratto Collettivo Nazionale firmato da Assolavoro con Cgil, Cisl, Uil, è la migliore forma di flessibilità disponibile. Non solo garantisce parità di trattamento retributivo e uguali garanzie, ma ha un welfare aggiuntivo per i somministrati - molto rafforzato con il Ccnl firmato lo scorso anno e un sistema di tutele che è un unicum e un modello sul piano internazionale. Se ci sono episodi di elusione/disapplicazione delle norme questi stanno fuori dal perimetro normativo e vanno ovviamente denunciati. Altri contratti di lavoro, invece, hanno già «strutturalmente» una esposizione alla sottotutela dei lavoratori e meriterebbero maggiori energie, da parte di tutti, per essere espunti dall’ordinamento. Il riferimento è alle finte Partite Iva, alle false collaborazioni, al lavoro alle dipendenze delle cosiddette cooperative spurie, create solo per pagare stipendi del 20-30% in meno, alle finte reti di impresa. Su quel fronte auspichiamo che i sindacati - e i giornali - vogliano tenere una attenzione almeno altrettanto alta. Assolavoro, dal canto suo, lo fa già attraverso il proprio Osservatorio Datalab, ma è pronta a collaborare per iniziative dedicate al mondo del lavoro nella sua totalità e nella sua complessità. Si riuscirà così, assieme, ad avere migliore contezza di quel che è la flessibilità offerta dalle Agenzie e che porta a rapporti di lavoro a tempo indeterminato in tempi più brevi, anche rispetto ai contratti alle dirette dipendenze dell’azienda, e quello che invece sta dall’altra parte del fiume e che genericamente si può definire precarietà.

Agostino Di Maio
Direttore Generale Assolavoro

Caro direttore, partiamo da un punto comune: «Monitorare il lavoro è sempre utile». Accogliamo perciò con favore la volontà di non ergere muri e di essere trasparenti, per saperne di più e per capire meglio, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli. Che sono: nel vostro caso, curare i legittimi interessi delle aziende che rappresentate; per i sindacati, fare la stessa cosa, ma a favore dei lavoratori loro associati; per noi, infine, che stiamo nel mezzo, aiutare i cittadini a comprendere meglio cosa accade attorno, in assoluta buona fede, tenendo conto di tutti gli aspetti. Il giornale, per chi si approccia con garbo e buona fede, ha sempre orecchie attente e porte aperte. (g. bar.)

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