La storia complessa di Fabrizio e il nostro ricordo

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Fabrizio era una persona conosciuta in città. La sua storia è complessa, per alcuni era un personaggio scomodo, per altri un personaggio attraente. Era un viaggiatore, in particolare, nei Paesi dell’Oriente: Cambogia, Vietnam, Thailandia, Birmania, considerate da lui patrie scelte. Nasce il desiderio di salutarlo pubblicamente (a lui sarebbe piaciuto), di evidenziare le parti sconosciute ai più. Era un musicista, definito «un poeta del suono», acquistava e collezionava strumenti musicali con il progetto di allestire una mostra, ha inciso un Lp «ricerca del suono sulle strade dell’India». Acquistava Buddha, giare e testine che valorizzava su piani di plexiglass quando ritornava in Italia. Ricercava tessuti tinteggiati artigianalmente con colori naturali, esplorava luoghi in cui i tappeti a telaio rappresentavano con disegni e colori il paese d’origine. Tutto ciò che acquistava raccontava una storia e l’acquirente doveva entrare in sintonia con la storia e con lui, per poter possedere l’oggetto. La sua vita era un insieme di musica, di arte, di bellezza e di gravi e opprimenti problemi, ai quali, pare non volesse dare una minima soluzione, tanto da indurre una persona a lui vicina ad esprimere questo pensiero: «Fabrizio è innamorato dei suoi problemi e vive per essi». Ora io non sono sicura del luogo in cui si trovi, mi auguro possa essere nella compiutezza delle cose. Ciao Fabrizio.

Piera Taglietti
Brescia

Cara Piera, conosciamo nulla di Fabrizio, se non quello che ha descritto lei. Ci viene in mente però che il ricordo delle persone che ci hanno preceduto è una caratteristica prettamente umana. Che scritto da noi, ce ne rendiamo conto, è la scoperta dell’acqua calda, poiché i giornali hanno nei necrologi un tratto distintivo, anche se in passato relegato spesso ad accessorio, quasi fosse un figlio minore della cronaca. Non è così. Fare memoria, «buona memoria», come nel suo caso, è una tradizione di cui essere orgogliosi e che rende la comunità che abitiamo paradossalmente più... viva. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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