La responsabilità che nessuna Giada venga più uccisa

Lettere al direttore
AA
Ciao Giada, ci sarebbero tante cose che vorrei dirti, così tante che non saprei nemmeno da dove iniziare. Non sai quanto è doloroso pensare che oggi tu non ci sia più, lo è ancora di più pensare che qualcuno abbia scelto per la tua vita. Mi allevia pensare e sperare tu oggi possa essere fra le braccia di tua mamma, serena e senza più paure, aspetti dai quali questa vita non ti ha preservato. Sei sempre stata una ragazza solare, gentile, premurosa e hai sempre posto gli altri prima di te stessa. Hai sempre avuto un carattere forte e deciso, tante passioni e sogni da voler realizzare. Sei nata a Brescia ma parte del tuo cuore è sempre stato veneto, luogo dove hai deciso di trasferirti per costruire il tuo futuro. Sai Giada, quando vieni a conoscenza di questi avvenimenti ci sono due tipi di reazione: o ti lasci andare o reagisci e ti assumi la «responsabilità» di far in modo che queste cose non accadano più. Ecco, ad oggi, mi piacerebbe che tutti acquisissero più consapevolezza e si impegnassero al fine di sensibilizzare su un tema così delicato come il «femminicidio». Spero e voglio credere che da oggi le cose possano cambiare davvero e credimi, ce la metterò tutta per far sì che venga fatta giustizia oltre a far sì che, in qualche modo, tutto questo possa finire per sempre. Grazie, grazie per la bella persona che sei stata. Scusa, scusa se non sono riuscito a capire che questa volta, ad aver bisogno di aiuto, eri tu. A tutte le donne, mi piacerebbe cercare di far capire che «l’amore non uccide»: non abbiate paura, denunciate. Non esistono scusanti, fatelo. Non aspettate. La vostra vita ha un valore inestimabile e nessuno può permettersi di togliervela. Che la terra ti sia lieve Giada.
Lettera firmata
Carissimo,
grazie alla sua lettera torniamo su una vicenda che ci ha scosso e che, come tutte le vicende che scuotono, tendiamo istintivamente a rimuovere, a passare oltre, non per cattiveria, cinismo o banale indifferenza, bensì proprio perché causa tuttora sofferenza, lasciando aperte domande a cui non sappiamo trovare risposta.
Raccogliamo dunque il suo appello ad assumerci una «responsabilità», quella di fare di tutto affinché certe tragedie non si ripetano, prestando ciascuno di noi attenzione, non volgendo orecchie e sguardo altrove, trovando il coraggio di agire, di intervenire, di intrometterci persino.
Un atteggiamento di riguardo, di vigilanza, di cura, che è innanzi tutto culturale e che ognuno, nel proprio piccolo, può contribuire a creare.
Perché la «sua» Giada era unica, ma di Giada ce ne sono tante e hanno i volti di nostra figlia, nostra moglie, la vicina di casa, l’ex compagna di banco, la collega di lavoro, una passante. (g. bar.)
Lettera firmata
Carissimo,
grazie alla sua lettera torniamo su una vicenda che ci ha scosso e che, come tutte le vicende che scuotono, tendiamo istintivamente a rimuovere, a passare oltre, non per cattiveria, cinismo o banale indifferenza, bensì proprio perché causa tuttora sofferenza, lasciando aperte domande a cui non sappiamo trovare risposta.
Raccogliamo dunque il suo appello ad assumerci una «responsabilità», quella di fare di tutto affinché certe tragedie non si ripetano, prestando ciascuno di noi attenzione, non volgendo orecchie e sguardo altrove, trovando il coraggio di agire, di intervenire, di intrometterci persino.
Un atteggiamento di riguardo, di vigilanza, di cura, che è innanzi tutto culturale e che ognuno, nel proprio piccolo, può contribuire a creare.
Perché la «sua» Giada era unica, ma di Giada ce ne sono tante e hanno i volti di nostra figlia, nostra moglie, la vicina di casa, l’ex compagna di banco, la collega di lavoro, una passante. (g. bar.)
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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