La mia evasione. Negozio chiuso e gita in montagna

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Il 18 febbraio è il giorno delle ceneri ovvero il primo giorno di quaresima. Sono chiuso in negozio mentre fuori il sole brilla e il cielo è di un azzurro meraviglioso. Guardo verso Nord, verso i monti che spiccano bianchi da sembrare brillanti incastonati sulle vette. Sono le dieci del mattino, vuoi che passato il Natale, passato anche il carnevale di clientela se ne vede poca, soprattutto poca che abbia voglia o la possibilità di spendere quattrini. Esco a prendere una boccata di sole, mentre guardo ancora il cielo e quelle cime brillano ancor di più. Bello il Guglielmo innevato, bello anche il Baldo e le cime bergamasche. Sono le 11 e da oggi ho deciso di fare quaranta giorni senza dolci; un fioretto ci sta bene ogni tanto! A questo punto vuoi per il calo di zuccheri, per la noia o per il richiamo della foresta, prendo le chiavi del negozio e chiudo a chiave il lucchetto. Visto che con me ho sempre pronto zaino ben preparato, scarponcini e bastoncini parto verso i brillanti incastonati nelle cime dei monti. Vado dove mi porta il cuore. Mangio un panino di fretta e finalmente mi sento vivo, brillo anch’io di tanta luce come le cime innevate del Maniva, già, perché in negozio stavo morendo. Sì sono proprio qua sopra, baciato dal sole, avvolto dal silenzio, accarezzato da una leggera brezza fresca hai piedi del Dosso alto. Dieci volte mi dico che meraviglia o forse cento. Sono davvero solo, pochi ma lontani gli sciatori. La strada che porta alla Capanna Tita Secchi è sepolta da più di due metri di neve, certi passaggi sono un poco pericolosi causa delle piccole valanghe che riempiono le vallate, ma un minimo di sentiero calpestato c’è. Con estrema attenzione in certi tratti mi avvio verso la capanna. Tutto tace, il sole mi riscalda, sto bene. Con calma arrivo alla meta. Sono felicemente solo tra le montagne, solo e senza paura, avvolto da qualcosa di sacro. Si riflette quando si sta soli, si medita su molte cose, soprattutto quando si è vicini al cielo. Niente paranoie, penso che tra quaranta giorni l’uomo muore. Cessa di esistere. Ma penso che si tratta di un breve periodo perché in poche ore risorge e a Natale rinasce. E così lo sarà per sempre... E così lo è per me; certi giorni muoio dentro e poi ci sono giorni dove tutto sembra così bello che vorrei morire lì dove sono: all’istante. Ritorno al parcheggio, entro nello chalet dove vedo torte e cioccolata. Ahimè prendo un triste tè senza neppure un biscotto, e parola mia un tè senza un dolce biscotto è la cosa più triste del pomeriggio. Ma la promessa deve essere mantenuta. Grazie, grazie e ancora grazie a chi mi ha dato la possibilità di vivere. Poi domani rinnegherò questa frase, ma oggi assolutamente no!

Alessandro Piotti
Ghedi

Se voleva suscitarci invidia, caro Alessandro, sappia che c’è riuscito. In pieno. Un’invidia non di quelle rancorose, che - tanto per capirci - torta e cioccolata vorrebbero le avesse assaggiate, ma solo affinché le andassero di traverso. No, niente di tutto ciò. Un’invidia sana, diremmo. Siamo infatti contenti per lei ma, nel contempo, ancor più dispiaciuti per tutti coloro che la sua possibilità non l’hanno. Sia per forza, facendo i conti con impegni irrinunciabili o mestieri a flessibilità oraria zero, sia per scelta, avendo sì l’opportunità di evadere dalla routine, ma che per pigrizia o indolenza vi rinunciano. Ai primi non diciamo nulla, hanno già i problemi loro, mentre ai secondi un consiglio l’avremmo: non siate pigri e fate come Alessandro, ritagliandovi ogni tanto nella natura un anticipo di paradiso. (g .bar.)

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