Io, nonna delusa dalle scelte orarie della nostra scuola

Lettere al direttore
Lettere al direttore
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Scrivo come nonna, con l’apprensione e il senso di responsabilità che credo accomuni tanti adulti quando si parla di scuola e di bambini. Nel Comune di Pavone del Mella, mia figlia si è vista «restituita» l’iscrizione alla classe prima della scuola primaria per aver scelto, nel modulo ufficiale di iscrizione, l’orario di 30 ore settimanali. Un orario che, tengo a precisare, è lo stesso con cui tutte le altre classi della scuola hanno sempre funzionato e stanno tutt’ora funzionando. Le è stato comunicato che la scelta sarebbe «errata» e che l’iscrizione sarà accettata solo indicando 40 ore settimanali, senza aver effettuato una preventiva rilevazione dei bisogni delle famiglie, senza fornire alcun atto scritto, alcuna delibera preventiva alle iscrizioni da parte degli organi collegiali preposti. Solo una risposta evasiva, frasi di rito, nessun dato, nessun chiarimento concreto. Segnalo inoltre che la scelta di attivare il tempo pieno solo per le classi prime, senza continuità con le classi successive già presenti nel plesso, comporta significative difficoltà psicologiche per i bambini (il bambino si troverebbe a rimaner a scuola per l’intera giornata mentre vedrebbe la sorella maggiore uscire prima) e organizzative per le famiglie con più figli iscritti come nel caso di mia figlia (orari diversi ogni giorno). Da nonna mi chiedo: è accettabile che una scelta prevista dal modulo ministeriale venga considerata sbagliata solo dopo che è stata esercitata? È giusto che la scuola possa prescindere da una valutazione attenta del benessere psicologico ed emotivo del bambino? È questo il messaggio educativo che vogliamo trasmettere, cioè che le regole valgono solo finché non danno fastidio? La scuola dovrebbe essere il primo luogo in cui si insegna il rispetto delle regole, della trasparenza e delle persone. Quando invece si crea incertezza, si genera sfiducia soprattutto nei confronti dell’istituzione scolastica. Non scrivo per polemica, ma perché credo che situazioni come questa meritino attenzione pubblica.

Una nonna preoccupata

Carissima, la sua preoccupazione sincera traspare dall’inizio alla fine della lettera. E comprendiamo il suo spirito di segnalare quelle che si reputano storture, in modo che non finiscano in fanteria senza colpo ferire. Sulla parte generale un’idea ce l’abbiamo: fare ciascuno come pare è brutto, ma lo è ancor più il contrario, cioè imporre a tutti delle regole fisse di entrata ed uscita, non concedendo ad alcuno la possibilità di organizzarsi come meglio crede. Sul caso specifico, invece, passiamo la palla all’istituto di Pavone Mella, per capire com’è andata, riservandoci poi di entrare nel merito, ammettendo chi ha ragione e chi torto. Nel frattempo saluti gestori e avventori del bar Zanzibar, dove il nostro Giornale è sempre in bella vista e da moltissimi letto. (g. bar.)

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