Io, diciassettenne, mi interrogo sul valore dell’Onu

Lettere al direttore
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Passano i giorni, il sangue continua a scorrere e i morti ad aumentare. Ogni tanto si sente parlare di «negoziati di pace», poi di nuovo il silenzio, interrotto solo dal rumore delle bombe. Questa è la realtà quotidiana che lentamente, ma incessantemente si autodistrugge e sembra non fermarsi. È proprio la «Terza guerra mondiale a pezzi» di cui parlava Papa Francesco (omelia a Redipuglia, 2014), eppure nessuno sembra voler risolvere veramente la situazione. O forse sì, ma solo quando conviene. Ma perché dovrebbero i vari stati se c’è già qualcuno che se ne dovrebbe occupare? Nonostante ciò si preferisce fare da soli: l'imperialismo porta salvezza nella lotta inter partes, garantendo secondi fini, come ricchezza economica, forte posizione diplomatica e il potere di dettare la legge al di sopra di tutti. Ed è proprio questa la politica delle principali potenze mondiali, il cui dovere di garantire pace e prosperità si traduce in una guerra di dazi, minacce, attacchi a paesi per impossessarsi di risorse, allargamento dello spazio marittimo e tante altre prove di forza. Questi eventi vanno a minacciare seriamente i traguardi che l’umanità ha raggiunto dopo millenni di evoluzione. Le vittime innocenti aumentano, i bambini perdono il futuro prima ancora di poterlo immaginare. Eppure, come i ragazzi studiano sui libri di scuola, l’umanità ha raggiunto il grande traguardo della pace ed è riuscita a creare un organismo in grado di tutelarla e garantirla: l’Onu. Viene spontaneo e assolutamente lecito chiedersi dove sia l’Onu in tutto questo? Poiché sembra che non abbia proprio voce in capitolo. Può esistere pace senza giustizia? È ragionevole pensare che cinque potenze, solo per il diritto di aver vinto il secondo conflitto mondiale, possano decidere per tutte le altre? Uno dei principali motivi di fallimento dell’Onu è proprio questo: il potere di veto del consiglio di sicurezza può avere senso, se applicato ad una commissione di pace di nazioni vincitrici su altre, come nel caso del Secondo Conflitto mondiale. L’Onu resta efficace nelle sue agenzie, ma fallisce nel suo scopo principale: garantire una pacifica convivenza globale. Era veramente questo l’intento dei nostri antenati che l’hanno fondato, di chi ci lavora e fa quel che può e ci crede fino in fondo? Ci sono due possibili risposte a questa domanda: accettare di dire la verità e insegnare cosa sia veramente, oppure usare le nostre umane risorse per trovare una soluzione e continuare nella direzione del progresso.

Giorgio Alessandri
17 anni

Caro Giorgio, ciò che conta oggi non è la nostra risposta, bensì la domanda che poni e le considerazioni del diciassettenne che sei. Qualche giorno fa scrivevamo che parliamo spesso «dei giovani» e di rado «con i giovani», ascoltandoli davvero, con atteggiamento non distratto, non accondiscendente, non paternalistico. Tu ce ne hai offerto la possibilità e ti ringraziamo. Non smettere mai di interrogarti e interrogare, riflettere e pungolare. Un giornale e la comunità che esso rappresenta hanno futuro se nel futuro credono, dimostrando fiducia in coloro che quel futuro lo abiteranno. (g. bar.)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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