Io, cassiere di banca a Quinzano d’Oglio Ho imparato tanto

Lettere al direttore
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Certi lavori ti danno la possibilità di conoscere persone, luoghi e fatti che ti fanno capire quanto una comunità possa essere complessa, organizzata, unita, multiforme e festosa. Ho avuto la fortuna in questi ultimi anni di lavorare a Quinzano d’Oglio e di condividere buona parte delle mie giornate con i suoi abitanti. Nel mio lavoro di cassiere di banca ho cercato di mettere a proprio agio le persone che venivano da me e col passare del tempo la confidenza ha permesso a loro, e a me, di aprirsi, di sfogarsi e a volte di trovare una parola di conforto. Mi sono spesso immaginato che, se un giorno dovessi essere io il «cliente», mi piacerebbe trovare una persona che consideri il proprio lavoro come se avesse anche una valenza sociale, per la comunità appunto. Ho incrociato vite e tessuto rapporti intensi e non banali, ho condiviso la loro felicità e la loro tristezza e mi sono arricchito di tante esperienze. Spero di aver dato anch’io un piccolo contributo per questo paese e i suoi generosi abitanti che ringrazio profondamente e che non scorderò mai.

Sergio B.

Caro Sergio, vorremmo trovarlo noi un cassiere così, quando entriamo in banca. Al di là di quella sensazione da commedia italiana di buona fattura (ci viene in mente «Benvenuti al Nord»), lei ha scardinato il pregiudizio secondo cui nelle banche attuali non ci possa più essere spazio per le relazioni autentiche, per i rapporti personali. Per questo abbiamo apprezzato l’assenza di vanità, con la richiesta di non indicare il cognome, ma nel contempo ci spiace. Se fossimo l’Associazione Bancaria Italiana la verremmo a cercare e le faremmo fare da testimonial, oltre che l’insegnante per le nuove generazioni di impiegati. (g. bar.)

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