Stai leggendo: {{ currentArticle.title }}

Lettere al Direttore

IN AGENDA

Interrogativi e proposte per la nostra scuola


Lettere al direttore
16 apr 2018, 14:00

Sta per nascere un nuovo governo del Paese e fra le domande che mi pongo ce n’è una che prevale su tutte: come sarà impostata la scuola? Parafrasando Jovanotti ritengo che non deve essere né buona né bella, ma seria, illuminare la mente, far brillare la gente. Oggi nella «buona scuola» i ragazzi entrano in edifici fatiscenti, dove hanno studiato mamme e papà o addirittura nonni, strutture prive di agibilità, mancanti di impianti sportivi, laboratori, aule spaziose, arredi (sedie e banchi) uguali per tutti gli studenti senza tener conto di parametri antropometrici diversi. I giovani entrano trascinando quintali di libri facendo la fortuna di case editrici che alzano i prezzi ad ogni edizione aggiornata di alcune pagine e di... osteopati e chiropratici che devono curare malformazioni scheletriche. I docenti si affannano ad entrare di ruolo poiché dopo ...non ci sarà più bisogno di dimostrare nulla, anzi, sicuri del posto e dello stipendio, molti riterranno la scuola un impegno secondario e, nel tempo libero, troveranno una seconda occupazione più remunerativa. So per certo che di professori validi ce ne sono parecchi, ma in molti casi si sentono... abbandonati. Abbandonati da presidi o dirigenti, alle prese con una giungla burocratica spaventosa, che non possono gratificare chi si impegna e penalizzare chi non fa il suo dovere, abbandonati da famiglie che danno sempre ragione al rampollo che si fa sempre più arrogante, presupponente, insofferente di qualsiasi disciplina. Molti docenti sanno la materia, ma non sanno proporla, altri non sanno stare con i giovani, altri fortunatamente hanno ancora quella carica (missione, si diceva un tempo) che cattura attenzione e cuore dei loro studenti. A tutti viene assegnato lo stesso stipendio! Il bullismo la fa da padrone nelle classi (specialmente nella scuola media o come diavolo si chiami ora) nonostante gli sforzi di contrastarlo, i compiti a casa (a volte dopo 6/7 ore di lezione!) dividono le famiglie e c’è chi si dispera non riuscendo ad aiutare il ragazzo che, a mio parere, potrebbe avvalersi dell’aiuto dei compagni chiamati a offrire un aiuto premiato da crediti come avviene saggiamente in alcuni istituti superiori. La scuola vive grazie a tantissimi piccoli don Milani (l’originale è uno solo!) che già mezzo secolo fa aveva capito che l’istituzione «non deve essere un ospedale che cura i sani» Spero che i piccoli don Milani non abbandonino la scuola, ma la difendano sempre di più, nonostante tutto, nonostante gli scioperi proclamati (sempre di venerdì) ai quali pochissimi partecipano e fra quei pochi ci sono professori (!) che si scagliano sguaiatamente contro i poliziotti, ovvero colleghi statali, che fanno il loro dovere, ignorando che Pasolini, certamente non fascista, era dalla parte dei «celerini» in anni che si spera non tornino più. Se poi qualcuno chiedesse come si può giudicare un docente, non nel merito, ma nel saper gestire la classe (vedi recenti episodi, soprattutto quello di Alessandria) avrei un consiglio: la dirigente chieda lumi ai bidelli, pardon ai... collaboratori scolastici! Avrebbe notizie davvero significative.

// Paolo Ortolani
Nave
Gentile Ortolani, nessun dubbio: la scuola deve figurare tra le priorità dell’agenda di qualsiasi governo. Non vorrei tuttavia si ripetesse quanto avvenuto negli ultimi cinque lustri: in pratica ad ogni legislatura, con il cambio di orientamento politico, si è fatta una riforma (inclusa l’ultima, quella cosiddetta della «buona scuola») che sulla carta aveva l’ambizione di «rivoluzionare» il nostro sistema di istruzione, risolvendone le consolidate magagne, senza però che si sia riusciti ancora a garantire al Paese un sistema scolastico all’altezza delle sfide e dei cambiamenti in atto. Non vorrei se ne facesse un’ennesima, senza il necessario lavoro inclusivo di confronto e approfondimento che un tale obiettivo comporta. Invece, complice la denatalità che si registra nel Belpaese (si veda il recente rapporto della Fondazione Agnelli, cui il GdB ha dedicato un ampio commento proprio sabato scorso), si impone davvero un esame a fondo della nostra scuola in una prospettiva di futuro a breve-medio termine. Un esame che investa non solo gli aspetti «strutturali» del sistema (aule, numero di insegnanti, sostenibilità economica, autonomia etc…), ma anche gli obiettivi e i contenuti - il «modello» - su cui lo stesso si deve articolare. Come avrebbe detto il generale De Gaulle: «vasto programma». Vasto certamente ma che si potrà affrontare con qualche credibilità solo se la società italiana in tutte le sue componenti sarà convinta dell’urgente necessità di migliorare e di innalzare la qualità della nostra scuola, perché non ne va solo della scuola ma dell’intero sistema Paese. (g.c.)

Articoli in Lettere al direttore

Lista articoli